Il convegno allAuditorium sui "nuovi modelli di trasformazione urbana". Da Calatrava a Burdett Non è mancato lo scontro Fuksas-Krier: opposte visioni sulla scelta dei materiali nei cantieri Lo sguardo sulla città del futuro passa per una visione dinsieme sul mondo, nelle voci degli architetti raccolti dal sindaco Alemanno nella sala Petrassi dellAuditorium per definire i "nuovi modelli di trasformazione urbana" da applicare alla Capitale dItalia nei prossimi dieci anni. Guardare al domani, significa tenere a mente sempre limpatto che lutilizzo delle energie ha nella costruzione di edifici troppo imponenti, come ricorda lamericano Peter Calthorpe entre larchitetto spagnolo Santiago Calatrava invita a riflettere sulla stratificazione millenaria della città in luoghi strategici come la basilica di San Clemente e linglese Richard Burdett, docente alla London School of Economics e pronipote di Ernesto Nathan, mostra le meraviglie di una Londra che cambia agilmente e a vista docchio per accogliere le Olimpiadi 2012. La passerella dei grandi architetti intorno alla Roma futura passa per lunghe digressioni dotte sulla storia dellurbanistica cittadina (Bruno Dolcetta, urbanista e docente veneziano) ricordando come «tutta la città sia monumento» e possa quindi cambiare solo affiancando a se stessa unaltra città funzionale; prosegue per i suggerimenti, di segno opposto, di un conoscitore come Massimiliano Fuksas (servono le case, i collegamenti, la tutela dellagro) ma anche per i richiami di metodo di Richard Meier che, illustrando il progetto per la Memorial Square di New York, sottolinea limportanza di comprensione del contesto, la necessità del ricordo, della memoria dei luoghi e infine scherza: «Ho capito lavorando allAra Pacis per dodici anni che esistono i tempi americani, i tempi europei e poi i tempi romani». Contesto, ripristino, attenzione alla storia è ciò di cui ragiona anche Paolo Portoghesi, esponendo il suo sogno di tornare a vedere il porto di Ripetta come nei dipinti del Settecento, nella Roma di Alessandro Specchi e al tempo stesso sollecitando interventi in punti della città dimenticati e abbandonati se non dismessi. Come la piazzetta della Rovere, a Borgo Pio funestata da un edificio nuovo e senzanima o ancora come largo dei Fiorentini vicino a via Giulia, abbandonata da tempo immemorabile. Ma per Portoghesi il futuro è nelledificazione di almeno sei piazze fuori dal centro, così da alleggerire una parte storica soffocata, stretta in una morsa di sovraffollamento urbano. Nelle città è tutta una questione di proporzioni e di scala, sottolinea Leon Krier, architetto lussemburghese: nel futuro non potranno più esistere oggetti architettonici delle dimensioni del Parco della Musica ma soltanto piccoli edifici e tante micro-piazze per contenere consumi e costi dei materiali. Stefano Cordeschi, docente a Roma Tre e autore di interventi come il Teatro di Tor Bella Monaca, torna sul tema delle dismissioni, sottolineando le grandi potenzialità delle caserme di Prati dovuta alla loro posizione centrale, da demolire anche per la scarsa rilevanza architettonica. Non è mancato lo scontro, prevedibile, data la distanza di vedute, Krier-Fuksas, il primo su posizioni più "innovative" il secondo esponente di una forma di "neo tradizionalismo". Spunto del battibecco, la scelta dei materiali nei vari progetti. A conclusione della prima giornata, nessuna stretta di mano pacificatoria.