Carlo Levi è stato uno dei principali personaggi del mondo artistico e culturale romano: l'autore di «Cristo si è fermato a Eboli» viveva a Villa Strohl-Fern, dove aveva anche il suo studio di pittore, ed è morto a Roma nel 1975. Il suo archivio privato che contiene manoscritti inediti, abbozzi di articoli, lettere a Linuccia Saba la figlia del poeta che fu la sua compagna e molti altri scritti di rilievo, tra cui le sue poesie inedite dal 1932 al 1942, è stato venduto all'asta il 18 giugno ed acquistato da un antiquario torinese. La Sovrintendenza archivistica per il Lazio notificò in quell'occasione l'indivisibilità dell'archivio e l'antiquario s'impegnò a donarlo ad un non qualificato ente pubblico di Torino in cambio però della «rinunzia» all'acquisto e ai legittimi diritti da parte dello Stato italiano, della Sovrintendenza del Lazio e della città di Roma. Italia Nostra osserva giustamente che questa singolare proposta è inaccettabile. Il 17 agosto scadranno i termini per l'esercizio di prelazione da parte dello Stato e Italia Nostra fa appello a tutte le personalità politiche e culturali perché l'archivio del famoso scrittore e pittore rimanga nella Capitale. Se le autorità competenti non intervengono, Roma rischia di perdere, dopo l'archivio di Pasolini, un altro pezzo della sua memoria culturale e storica, rinunziando alla proprietà di carte e documenti che testimoniano l'attività di Carlo Levi sia come scrittore e artista sia come uomo politico. Si tratta di un materiale prezioso come dimostra un'ultima pubblicazione dell'editore Donzelli, uno scritto inedito di Levi intitolato «Le regioni dei topi, storie di animali» che, come scrive il sociologo Franco Cassano nella sua introduzione, rappresenta una delle sue pagine più belle. In questo archivio, per esempio, si trovano i quaderni in cui Levi annotava meticolosamente il numero progressivo e il titolo di riferimento ai suoi quadri, uno strumento fondamentale per studiare la sua pittura e per il controllo sull'autenticità dei suoi quadri. Il rischio è grande anche perché mancano pochi giorni alla scadenza del termine e fino a oggi non vi è alcuna notizia di iniziative da parte del Ministero e delle Sovrintendenze competenti. Anche autorevoli parlamentari hanno rivolto, nei giorni scorsi, interrogazioni al ministro per i Beni culturali Urbani per invitarlo ad intervenire. Si sa che pure la Regione Basilicata, dove Levi fu confinato, si sta occupando della questione. Sarebbe veramente grave se si accettasse la proposta di rinunzia al diritto di prelazione avanzata dall'antiquario torinese non solo per il valore intrinseco delle opere di Levi ma anche perché si creerebbe un precedente per aggirare i vincoli statali riguardanti le opere d'arte, le collezioni e gli archivi. Ci auguriamo perciò che l'appello di Italia Nostra e di tante autorevoli personalità sia accolto e che lo Stato eserciti in tempo il diritto di prelazione.