L'archivio di Carlo Levi - autore del celebre libro «Cristo si è fermato ad Eboli» ma anche pittore affermato, appartenente al gruppo dei «Sei di Torino» - è in salvo. Il misterioso acquirente altri non è che Antonio Ricci, ideatore del popolare programma televisivo «Striscia la notizia», accreditato fustigatore dei malcostumi nazionali. Sua la decisione di acquistarlo dai proprietari che l'avevano messo all'asta, tra le preoccupazioni di chi paventava la scomparsa di questo patrimonio letterario nel «caveau» di qualche antiquario senza scrupoli. Sua la volontà di farne dono alla città di Alassio. Più precisamente alla «Pinacoteca Levi», inaugurata dal Comune ligure nel 2001 in omaggio ad uno dei suoi più celebri ed assidui frequentatori. Conferma Giuliano Urbani, ministro per i Beni Artistici e Culturali, che qualche giorno fa ne ha discusso con Ricci, ora irraggiungibile negli Stati Uniti. Conferma Monica Zioni, assessore alla Cultura di Alassio, lusingata da una decisione che premia l'impegno culturale della vivace cittadina ligure. La notizia, arrivata: nella tarda sesta di ieri, mette fine ad un vero e proprio giallo condito dalle polemiche di Italia Nostra, l'associazione di tutela del patrimonio storico, artistico e culturale. Polemiche subito rilanciate da quanti ne condividevano i legittimi timori per il destino «di un tesoro diviso in due parti: la Drupa, acquistata da Ricci con destinazione Alassio; la seconda «tran-che», tuttora di proprietà della Fondazione Levi, custodita nei depositi dell'Archivio di Stato di Roma. Ed è proprio sulla prima parte dell'archivio che si erano concentrate le polemiche. Per la precisione da quando Mario Freddi, accreditato dalle prime indagini di Italia Nostra come un antiquario torinese, aveva acquistato all'asta i manoscritti ed i bozzetti di Levi (si dice per 95 mila euro), mettendo a segno un colpo magistrale. La promessa, stando alle voci che fino a ieri sera si rincorrevano sulle agenzie, era di donarli ad un non meglio precisato «ente pubblico torinese». Unica condizione: la rinuncia all'acquisto e ai diritti da parte dello Stato, della soprintendenza ai Beni Artistici e Culturali del Lazio e della stessa città di Roma. Da qui l'appello dell'Associazione e di quanti si sono aggiunti per strada, affinché il ministero esercitasse immediatamente il diritto di prelazione sull'acquisto dell'opera di Levi: in base ai termini di legge scadeva il 17 agosto. Fortunatamente non ce ne sarà più bisogno. «Sono decaduti tutti i rischi che ci avrebbero spinti ad un passo del genere -spiega il ministro Urbani -. Quando si è scoperto che l'archivio era stato messo in vendita, un nostro sovrintendente ha subito vincolato il patrimonio, notificandone l'indivisibilità. Il primo risultato è che l'asta è andata semideserta». Non solo: «Preso atto dell'acquisto da parte di un non meglio precisato antiquario torinese, abbiamo deciso di esercitare il diritto di prelazione. E' stato allora che questo signore ci ha svelato di comprare su mandato di Ricci. Lo stesso Ricci è uscito dal suo tradizionale riserbo, rassicurandoci sul significato della sua offerta». No comment sulla cifra pagata per aggiudicarsi l'opera di Levi, che in realtà sarebbe inferiore rispetto alle stime. «A questo punto sappiamo che l'archivio Levi, formato quasi integralmente da manoscritti e da qualche bozzetto, non solo resterà in Italia ma sarà accessibile al pubblico -aggiunge il ministro -. Insomma, quella che si dice una buona notizia». Non solo. Su richiesta del ministero, Ricci ha accettato di digitalizzare l'archivio destinato alla Pinacoteca di Alassio in vista di una riunificazione con quello depositato nella capitale, se e quando la Fondazione deciderà di disfarsene. Soddisfatto Urbani. Ancora più soddisfatto il Comune ligure, frequentato tutte le estati da Carlo Levi. Presenza assidua, quella dello scrittore nonché pittore, testimoniata dalla bella villa che domina il centro. «I suoi soggiorni erano memorabili - ricorda Monica Zioni, assessore alla Cultura -. Frequentava Alassio d'estate, per un paio di mesi. Qui ha prodotto alcuni dei suoi quadri più interessanti: cinque di questi ritraggono l'amico Italo Calvino, immortalato in periodi diversi. E noi ne possediamo uno. Non ringrazieremo mai abbastanza Ricci, al quale siamo molto legati. E' l'ennesima dimostrazione di un sostegno convinto alle nostre iniziative culturali». Fra i traguardi già tagliati dal Comune, la «Pinacoteca Levi» inaugurata nel 2001 : fino a ieri esibiva con legittimo orgoglio una ventina di tele; da oggi è un punto di riferimento e culturale a livello nazionale.