La storia della Salerno longobarda prende corpo e si presenta viva allo sguardo ed al cuore degli odierni cittadini. Un vero e proprio evento quello del 16 aprile, quando finalmente verrà restituito alla fruizione pubblica il complesso monumentale di San Pietro a Corte, comprendente l'omonima chiesa, meglio conosciuta come la cappella palatina fondata dal principe Arechi nel 787. La soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio, diretta da Giuseppe Zampino, ha finalmente ultimato il restauro, anima da sempre del lungo e laborioso recupero, Gennaro Miccio, responsabile del centro storico per l'ente di tutela. «Un intervento durato circa trentacinque anni - sottolinea - tra varie vicissitudini, dovute soprattutto alla scarsa attenzione dello Stato verso uno dei monumenti simbolo della storia non solo locale con la conseguente sempre minore erogazione di finanziamenti». Proviamo a riscostruire le tormentate vicende. «Nel 1970 - racconta Miccio - si potè dare avvio alle prime indagini conoscitive grazie all'acquisire in prelazione di alcune costruzioni che occludevano il lato settentrionale della cappella palatina e buona parte del piano terra». Dopo il terremoto del 1980 e la costituzione della soprintendenza territoriale a Salerno si diede maggiore vigore alla ricognizione sia per le parti inferiori (ambienti termali, insediamenti paleocristiani), sia per l'elevato dove veniva alla luce la cappella palatina longobarda. Furono messe in luce, grazie anche alla collaborazione con la soprintendenza archeologica, testimonianze eccezionali, tra cui i bellissimi cicli pittorici del XII secolo. Poi negli anni Novanta si spengono i riflettori su San Pietro a Corte. «Con l'ultimo dei modesti finanziamenti - continua Miccio - fu sistemata alla meglio la parte ipogeale e la cappella di Sant'Anna, rendendo almeno visitabili le tracce delle architetture tardo romane e longobarde. Tutto fermo, invece per l'ambiente superiore». Miccio va avanti, recupera poco alla volta quanto era rimasto dell'apparato decorativo, soprattutto barocco, che era stato precedentemente rimosso. Nel corso di questi ultimi anni recupera tre tele, la cantoria in legno e un organ. L'ostinato funzionario insiste per ottenere fondi e poco alla volta termina il consolidamento della struttura con il rifacimento della copertura della cappella. Nel 2005 viene ricollocata la grande tela settecentesca che decorava la finta volta in legno dell'aula. Resta l'abside, oggi restaurata, così come il loggiato, rifatto e riposizionato il portone d'ingresso e la scala di accesso. Nel condominio adiacente è visibile la prosecuzione della facciata e del loggiato. E nel museo virtuale della Scuola medica in via Mercanti sarà presentata l'ipotesi ricostruttiva della cappella. erm.pe
CAMPANIA - La storia della Salerno longobarda prende corpo
Il complesso monumentale di San Pietro a Corte, comprendente l'omonima chiesa e la cappella palatina, è stato finalmente restituito alla fruizione pubblica dopo un lungo e laborioso recupero. Il restauro è stato guidato dalla soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio, diretta da Giuseppe Zampino, e ha richiesto circa trentacinque anni di lavoro. Il progetto è stato iniziato nel 1970 con le prime indagini conoscitive, ma è stato interrotto negli anni Novanta a causa della mancanza di finanziamenti.
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