Ecco chi sono i cittadini che si ritrovano in Rete e che scendono in strada per oscurare gli impianti-scempio «Cara Zaha Hadid, venga a vedere che mega cartellone hanno piazzato davanti al suo MaXXI in via Guido Reni» dice Franco Quaranta che stamattina farà volantinaggio allAuditorium. "Benvenuti a Cartellopoli" è il titolo del testo che, insieme con altri cittadini stanchi di vedere la città trasformata in pubblicità, distribuirà alle archistar convocate dal Campidoglio per il convegno sullurbanistica romana. «E Renzo Piano sappia che il suo capolavoro architettonico, come il vicino Palazzetto di Luigi Nervi, è oscurato da questi impianti quasi tutti illeciti, di fatto abusivi anche se legittimati dallamministrazione capitolina» aggiunge Massimiliano Tonelli, del comitato "Degrado Esquilino", una delle associazioni confluite nel blog www. cartellopoli. com. È stato il Comune a favorire, nel marzo del 2009, con la delibera 37, linvasione degli impianti: le imprese (a Roma ne sono state censite 176) pagano una tassa, installano il cartellone e, in attesa che si apra la pratica per stabilire se è regolare o no, intanto incassano la pubblicità venduta. È contro questo sistema - che ha portato Roma a più del doppio dei 31.600 impianti censiti (ma 60mila se ne stimavano a settembre) e alle casse capitoline un introito dai 9 milioni di euro del 2007 ai 20 del 2009 - che si batte la galassia dei comitati. È una realtà nata spontaneamente. I cittadini si tengono in contatto grazie alla Rete ma scendono spesso in strada. Sono gli "stacchini" che strappano dai muri e dai pali i manifesti elettorali e quelli pubblicitari. E che si trasformano in "attacchini" quando incollano piccoli manifesti "anti-cartellone" sui mega impianti che offendono il paesaggio. «Io vengo dal gruppo "Riprendiamoci Roma" e sono due anni che mi occupo di degrado a 360 gradi» racconta Lles, nickname di un 29enne organizzatore di concerti: «Ho messo io alcuni di quei manifestini di protesta ma ne ho visti altri che non sono stati attaccati da persone che non conosco. Vuol dire che siamo tanti, che la gente non ne può più». Aggiunge Franco Quaranta: «Andate a vedere le Tombe Latine sullAppia: un "muro" di cartelloni fa loro ombra. E che dire dei finti "orologi" spuntati in via Veneto, al Corso o in via Arenula: nessuno segna lora esatta, ma tutti servono a ospitare altra pubblicità». Sul sito cartellopoli. com ci sono le foto del degrado (con il prima e il dopo), gli appelli alle istituzioni, ma anche i codici - della strada e dei Beni culturali - che rendono di fatto impossibili la maggior parte dei cartelloni di Roma. Propone Anna Maria Palaia, presidente del Comitato per il decoro urbano del III Municipio, e una degli "stacchini" di piazza Bologna e viale delle Province: «Ci battiamo contro tutte le forme di degrado. Il sindaco dia ai cittadini il compito di controllare che le strade vengano spazzate e liberate da questo scempio che è diventata Cartellopoli».
ROMA - "La nostra città in balia di Cartellopoli" La crociata dei comitati anti-manifesti
Il testo descrive la situazione di degrado urbano a Roma, in particolare la presenza di cartelloni pubblicitari inutili e illegali che oscurano gli impianti architettonici e le aree pubbliche. I cittadini, organizzati in comitati e blog, si battono contro questo sistema, che ha portato a una situazione di "Cartellopoli". I comitati chiedono al sindaco di dare ai cittadini il compito di controllare le strade e liberarle da questo degrado. Alcuni cittadini, come Franco Quaranta e Lles, raccontano le loro esperienze di occupazione di cartelloni e di attacchi ai cartelloni pubblicitari.
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