I lavori sono stati autorizzati, ma adesso arriva la perimetrazione della riserva RAGUSA - Le trivelle petrolifere dentro il Parco degli Iblei. Se a Roma discutono ancora della perimetrazione, a Ragusa il territorio viene perforato dalle compagnie petrolifere alla ricerca delloro nero. Polemiche vecchie che tornano però attuali: entro il 30 aprile la Regione deve consegnare al ministero dellAmbiente una proposta di perimetrazione del parco degli Iblei (istituito con legge dal governo Prodi), dopo aver sentito le province di Ragusa, Siracusa e Catania; in quella zona, però, sono in corso i lavori che sta eseguendo la società Eni Mediterranea Idrocarburi per mettere in azione una sonda petrolifera. Seppure autorizzato con regolare decreto dellassessorato regionale allIndustria, la realizzazione del pozzo "Cammarana 1" e il suo utilizzo fa storcere il naso ad ambientalisti, forze politiche e uomini di cultura che hanno promosso la costituzione del parco degli Iblei, a cominciare dal pittore di Scicli Piero Guccione. La ditta concessionaria dellautorizzazione si sente però al sicuro nonostante i sopralluoghi effettuati ieri dalla sovrintendente ai Beni culturali e ambientali di Ragusa, Vera Greco, e dai tecnici del comune di Ragusa. Cè da verificare se il pozzo ricade o meno a 150 metri dal torrente Petraro. I lavori di realizzazione del pozzo hanno sorpreso la stessa sovrintendente. «Sono rimasta sbigottita - afferma Vera Greco - durante il sopralluogo dallenormità del pozzo che è assolutamente una nota fuori corda allinterno del territorio. Stiamo verificando se i lavori rientrano o meno nel limite dei 150 metri dal corso fluviale del torrente per avere certezza del rispetto di questo vincolo». Per la Euro Mediterranea Idrocarburi tutto è stato fatto a regola darte. «Siamo in possesso di tutte le autorizzazioni - afferma il geometra Antonino Crocchiaro che segue i lavori di perforazione in contrada Cammarana - e qualora non dovessimo pompare il pozzo, lo stato dei luoghi verrà ripristinato, a cominciare dalla piantumazione degli alberi di carrubo». Già, lo stato dei luoghi. È il chiodo fisso del presidente dellassociazione dellaltopiano ibleo che si batte per la difesa del vincolo paesaggistico, Salvatore Mancini: «Il problema è concettuale perché la Sicilia così facendo e aprendosi a tutti gli investitori americani e italiani del settore idrocarburi è diventata la cavia di tutte le energie alternative sperimentabili che in realtà non producono nulla di buono, ma deturpano solamente il paesaggio che andrebbe tutelato in quanto dichiarato dallUnesco patrimonio dellUmanità». Non si dà pace neanche Silvia La Padula, architetto: «Opere di perforazione così impattanti deturpano totalmente il paesaggio. Carrubi secolari e muri a secco sono stati buttati giù per la costruzione di questo pozzo senza la benché minima preoccupazione del disastro ambientale a cui si va incontro. Per di più piante come i carrubi non si posso reimpiantare». Ma non è finita qui. Il rischio è che eventuali sversamenti andrebbero ad intaccare il già fragile territorio ibleo a sistema carsico. Cè il rischio che il petrolio in risalita possa creare eventuali problemi di inquinamento delle falde idriche interessate, come sostiene nel suo parere condizionato il dirigente del settore geologico della Provincia di Ragusa, Salvino Buonmestieri, che mette in guardia dal fatto che «proprio gli impatti importanti e in gran parte irreversibili che lintervento di perforazione potrebbe avere sul territorio non appare sufficiente ad escludere a priori interferenze solo sulla base della distanza del sito». Dubbi e perplessità che tornano ad aprire un dibattito vecchio ma attuale: come si conciliano i pozzi petroliferi con un territorio che ha deciso di puntare tutto sul turismo, sfruttando leffetto Montalbano con la fortunata serie televisiva dedicata al commissario creato da Camilleri? «Cè in atto una devastazione del territorio, denuncia il consigliere provinciale Giovanni Iacono di Italia dei Valori che fa a pugni con la volontà di realizzare un parco. Purtroppo, la perforazione del pozzo "Cammarana 1" non è un caso isolato perché anche nel comune di Scicli, a poche centinaia di metri dalle nostre spiagge, altri pozzi del genere stanno invadendo il territorio».
SICILIA - Allarme ambiente. Le trivelle nel parco naturale sugli Iblei scoppia la polemica. Intellettuali e politici contro il pozzo di Enimed
La Regione Siciliana ha autorizzato i lavori di perforazione di una sonda petrolifera nel Parco degli Iblei, ma il progetto è stato criticato da ambientalisti, forze politiche e uomini di cultura. La società Eni Mediterranea Idrocarburi sta eseguendo i lavori per mettere in azione la sonda "Cammarana 1" e ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie. Tuttavia, la sovrintendente ai Beni culturali e ambientali di Ragusa, Vera Greco, ha espresso preoccupazioni per la distanza del pozzo dal torrente Petraro e ha richiesto di verificare se i lavori rientrano nel limite dei 150 metri dal corso fluviale.
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