Martedì la manifestazione: proteste per i tagli al salario In campo tutte le sigle sindacali: vogliono rendere inefficiente la macchina burocratica Nel mirino il mancato rinnovo del contratto e la decurtazione dei fondi per lo straordinario Apertura ai privati nella gestione dei musei e delle aree archeologiche, ingresso di società e aziende nei distretti turistici e adesso in arrivo anche laffidamento esterno di beni immobili in aree boschive o aree protette con lobiettivo «di valorizzarli». Anche per questo i regionali scenderanno in piazza martedì prossimo con una grande manifestazione sotto Palazzo dOrleans, per chiedere al governo di fare marcia indietro sulla «privatizzazione della Regione», e di inserire nella finanziaria le norme per il rinnovo del contratto, il salario accessorio e lassunzione dei 4.500 precari che, in base alla legge "Brunetta", rischiano di non poter più avere rinnovati i contratti. In arrivo 40 pullman da tutte le province e i sindacati assicurano che «la Regione si fermerà per un giorno intero». Alla manifestazione aderiscono tutte le sigle sindacati, da Cgil, Cisl e Uil, passando per Cobas-Codir, Ugl, Sadirs e Siad, uniti come non avveniva dallo sciopero generale contro il governo Cuffaro. Tra i principali motivi della protesta cè laffidamento ai privati dei beni della Regione. In primis quello già annunciato dallassessore ai Beni culturali Gaetano Armao, che a giorni dovrebbe firmare i primi bandi per lingresso dei privati nella gestione dei musei e delle aree archeologiche della provincia di Trapani. Già stilata comunque una lista di 88 beni, tra i quali Palazzo Abatellis a Palermo, la zona archeologica di Siracusa o il teatro romano di Catania e ha avviato un accordo per laffidamento dei beni con il coordinatore dellUnità tecnica per la finanza di progetto della Presidenza del Consiglio, Manfredo Paulucci de Calboli. «Siamo nettamente contrari alla cessione dei nostri gioielli ai privati, il tutto mentre il governo taglia il salario accessorio, necessario a garantire la presenza dei custodi nei siti e quindi la loro apertura - dicono Marcello Minio e Dario Matranga, segretari del Cobas Codir - La sensazione è che si voglia rendere inefficiente la macchina regionale per giustificare così lingresso dei privati». Ad aprire ai privati è stato anche lassessore al Turismo Nino Strano ha dato via libera allingresso delle imprese nei distretti per la promozione turistica, che dovrebbero sostituire le vecchie Aapit in liquidazione. Ma i regionali sono preoccupati anche per altri affidamenti a privati di beni in aree boschive e in riserve naturali. Un vecchio pallino dellex governatore Salvatore Cuffaro che non a caso aveva dato mandato alla Sicilia patrimonio immobiliare (Spi) di avviare il censimento. Anche in questi giorni la Spi ha chiesto informazioni allAzienda foreste demaniali sul suo patrimonio allinterno di boschi e riserve. «Ho avuto mandato dal governo di avviare laffidamento ai privati della gestione di alcuni beni in aree demaniali che potrebbero così essere valorizzati, non si tratta di alcuna privatizzazione perché la proprietà rimane in capo alla Regione, inoltre poniamo dei vincoli ben precisi ai privati che devono in cambio pagare un canone annuo», dice il direttore dellAzienda foreste nonché presidente della Spi, Salvatore Giglione. La Cgil ha convocato subito unassemblea allAzienda foreste per denunciare «il rischio privatizzazione dei boschi». «Diciamo no alla privatizzazione dei boschi, che rischia di escludere dalla gestione delle aree tutte le professionalità interne», dice Enzo Abbinanti, segretario della Fp Cgil. «In questo modo si ha la privatizzazione dei profitti e i costi rimangono a carico della Regione», aggiunge Franco Campagna della Cgil. Martedì comunque i regionali manifesteranno sotto Palazzo dOrleans non solo per la «privatizzazione della Regione», ma anche per il mancato rinnovo del contratto scaduto nel 2006 e i tagli previsti in finanziaria: diminuzione del 20 per cento del fondo per il salario accessorio e taglio del 15 per cento degli straordinari. «Inoltre in finanziaria il governo non ha inserito un solo euro per garantire la stabilizzazione del 4.500 contrattisti della Regione che in base alla legge Brunetta non potranno avere ancora rinnovati i contratti a partire dal 2011», dice Fulvio Pantano del Sadirs. a. fras.