Dopo la Cappella degli Scrovegni a Padova, anche la Basilica di Assisi apre il cantiere del restauro al pubblico. I visitatori potranno salire sui ponteggi e ammirare da vicino le decorazioni murarie della Cappella di San Nicola. Il curatore del progetto I colori di Giotto, che si svolgerà dall11 aprile al 5 settembre, è Giuseppe Basile, da anni impegnato nella conservazione degli affreschi giotteschi. Da che nasce lidea di aprire il cantiere ai visitatori? «Vogliamo permettere al pubblico di seguire i primi interventi di restauro delle pitture di San Nicola. Sarà un lavoro visitabile dai ponteggi. A Padova, quando lavoravamo alla Cappella degli Scrovegni, vennero 27 mila persone». Qual è al momento lo stato di conservazione degli affreschi? «Siamo impegnati da anni nellopera di conservazione della Basilica. Dal 1963 al 1983 cè stata la prima campagna di restauro, alla quale sono seguiti interventi di controllo e manutenzione. Il terremoto del 97 non ha danneggiato gravemente le storie francescane. I danni maggiori furono alla volta. Ma bisogna continuare a vigilare». Il restauro ci restituirà i colori di Giotto? «Impossibile. Nessun intervento ripristina lo stadio originario, ma dato che tutti abbiamo la curiosità di sapere comera un capolavoro quando è uscito dal pennello dellartista, a Palazzo del Monte Frumentario sarà allestita una mostra con la ricostruzione delle Storie francescane della Basilica superiore come dovevano essere in origine. Ci saranno 27 pannelli che mostrano i colori di Giotto, i bianchi di biacca, lazzurro, il rosso cinabro, le dorature». Come siete arrivati a ricostruire il cromatismo delle pitture? «Attraverso indagini scientifiche e una ricognizione con luci radenti e lampade fosforescenti che ci hanno fornito informazioni sui pigmenti usati da Giotto. In alcuni casi, come per la Canonizzazione di Francesco, ci siamo però astenuti perché la pittura era troppo rovinata e lelaborazione digitale era dubbia». Perché coinvolgere il pubblico in questo work in progress? «Per far conoscere Giotto da vicino e anche perché il confronto tra il prima e il dopo, tra i colori di Giotto come sono e come erano, può servire a sensibilizzare sui rischi dellusura del tempo e sulla necessità della prevenzione e della conservazione». Sono stati fatti molti errori in passato? «Negli anni passati il rapporto con lopera darte non era certo come quello attuale. Sulle Storie francescane abbiamo raccolto ottanta chili di polvere. Capitava anche che il sacrestano di turno pulisse gli affreschi con lo scopone di saggina. Così poteva succedere che spazzasse via qualche sottilissima foglia doro. E allora addio dorature».