Ricostruire una casa o un palazzo, anche se sono storici è abbastanza facile. Bisogna conoscere le regole e i sistemi costruttivi. Si è sempre fatto: dopo le catastrofi; quando si vuole trasformare una casa in palazzo o in un altro fabbricato più grande, più solido e una volta, si diceva, più bello. Poi sempre più spesso la ricostruzione è servita per fare maggiori guadagni. Ricostruire una città è invece molto, ma molto difficile. Quasi impossibile. Quando una città diventa macerie e rovine, ci si illude di poterla ricostruire facendone (come si è deciso di fare allAquila) una nuova. Nuove saranno le case, magari bellissime, spaziose, ma la città non cè; si è solo allargata la periferia. Periferia che disperdendosi nel territorio cancella la città, come appunto nel caso dellAquila dopo il terremoto dellanno scorso. Si è fatto tanto, ma la città non è stata restituita ai suoi abitanti e chissà quando lo sarà. Una città non è fatta solo di case e di abitanti. La città rappresenta una comunità. Con i suoi "valori", la sua memoria, le sue tradizioni, la sua identità. Il suo futuro. Cè solidarietà e conflittualità. Cè "vita", come direbbe un antropologo saggio e un poco retorico. La città è un bene comune. Appartiene alla collettività. La casa è di chi la abita. Se la città finisce di essere tale perché si pensa di migliorarla con una "new town" non cè ricostruzione possibile. La ricostruzione di case e chiese, palazzi e monumenti, strade e piazze per restituire la città come bene comune, devessere prioritaria, perché la città è prima di ogni altra cosa storia e cultura, lavoro e natura di chi ci vive. Dispersa nella campagna la città non esiste più. Non confondiamo e non solo allAquila, la periferia, lo "sprawl" urbano (vale a dire la dispersione delle abitazioni), per città. Neppure barattiamo le new town quale esempio di moderna ricostruzione. Prima ancora che le new town riescano a diventare città saranno vecchie e obsolete. E da demolire. Forse allora si riuscirà a restituire-ricostruire la città: ricostruire i suoi rapporti e quel senso di civile responsabilità che la dispersione periferica dellurbanizzato ha distrutto. Gli esempi stranieri, anche quando si riferiscono a grandi metropoli, vanno in una direzione diversa, se non opposta. Negli ultimi cinquantanni Los Angeles, Chicago, Tokyo si sono ricostruite su sé stesse. Un identico fenomeno ha investito le grandi città cinesi. Gli abitanti sono cresciuti a dismisura, in qualche caso sono triplicati in un numero limitato di decenni. Ma, appunto, la ricostruzione è avvenuta sul già costruito e così i nuovi organismi, pur completamente cambiati, hanno mantenuto la stessa struttura. Per esempio, Tokyo è rimasta una città di città. In parte anche Los Angeles ha riprodotto il proprio sistema formativo. Da noi è avvenuto il contrario. Dal centro della città si sono staccate le periferie, che sono rimaste corpi separati. Periferie cerano anche a LAquila. E, prima delle periferie, cera una sistema fondato su un centro molto prestigioso e su alcune decine di frazioni. Con le new town non cè nessuna ricostruzione, ma solo la costruzione di una città fatta solo di periferie. Il resto sono macerie.
RICOSTRUZIONE - L'AQUILA - Lerrore di creare nuove periferie. Lillusione "New town"
La ricostruzione di una città è molto più difficile rispetto alla ricostruzione di una casa o un palazzo. Una città è un bene comune che rappresenta una comunità con i suoi valori, memoria, tradizioni e identità. La ricostruzione di case e monumenti non è sufficiente per restituire la città ai suoi abitanti. La città è prima di tutto storia e cultura, lavoro e natura di chi ci vive. La dispersione delle abitazioni nella campagna non esiste più come città. Le nuove town, come esempio di moderna ricostruzione, sono vecchie e obsolete e devono essere demolite. Gli esempi stranieri, come Los Angeles, Chicago e Tokyo, hanno ricostruito su sé stesse, mantenendo la stessa struttura.
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