Fuksas: se lo levano mi fanno felice. Muratore: una presa in giro Ma gli architetti si dividono "Finalmente". "Vergognoso" ROMA - Siglata la pax Meier-Alemanno, intorno allAra Pacis la discussione continua. E architetti, urbanisti e studiosi si dividono fra favorevoli e contrari: ad ulteriori interventi, a spazi del centro storico "contaminati" dal contemporaneo, a stravolgimenti di un assetto storicizzato con unopera che Federico Zeri giudicò orribile (era il 1998) e che Vittorio Sgarbi ha definito «un cesso». Strenuo oppositore del progetto Meier è, dagli inizi, Giorgio Muratore, architetto e docente alluniversità La Sapienza di Roma. Oggi ribadisce: «È vergognoso: si abbatte un muro per far passare il progetto, fermo da anni, di un parcheggio interrato. È unautentica presa in giro». Di parere opposto Luigi Prestinenza Puglisi, critico dellarchitettura: «Alemanno è riuscito nella quadratura del cerchio. Modifica lAra Pacis con il placet di Richard Meier: recupera il rapporto con il fiume e fa realizzare il sottopasso. Bravo!». Con lui, Massimiliano Fuksas: «Se levano quel muro, mi fanno felice. Se realizzano un ristorante, un bar, un affaccio sul fiume, mi fanno felice. Sono scelte politiche? Certo, niente è più politico dellarchitettura degli edifici pubblici». Perplessità, il Museo Meier le suscita anche in Stefano Boeri, docente di Progettazione Urbana a Venezia: «Il difetto del progetto di Meier non era soltanto nella scala, che ne fa una sorta di astronave, ma nel fatto di trovarsi in un contesto che avrebbe voluto un intervento più delicato. Tutto ciò che contribuisce a ridurre questo impatto, mi sembra utile». Archeologo ed ex sovrintendente comunale, Eugenio La Rocca richiama al senso dellintervento iniziale: «Tutto si può fare. Ma bisogna ricordare che quel muro aveva valore di "quarta parete" rispetto a piazza Augusto Imperatore: Meier lo ha pensato per armonizzare il museo con il contesto. Demolirlo è un rischio anche per linquinamento allimbocco del tunnel».