«L'Aquila tornerà a volare», c'era scritto quasi per farsi coraggio sui cartelli sparsi per la città dagli abruzzesi a pochi giorni dal sisma. «Ci vorranno anni per giungere al restauro e alla completa ricostruzione», ha ammesso ieri Silvio Berlusconi in un'intervista al Centro. In questi due messaggi c'è una corsa contro il tempo durata un anno per far riemergere L'Aquila dalle macerie, la sofferenze di chi non sa se tornerà mai a casa propria, l'attivismo della politica e l'affarismo di personaggi senza scrupoli come i cognati Pierfrancesco Gagliardi e Francesco De Vito Pisciceffi - quello che, come risulta dalle intercettazioni, il 6 aprile 2009 dice «alle 3 di notte ridevo nel letto». E che il 9 aprile aggiungeva: « Mo' c'è il terremoto da seguire... lì c'è da ricostruire per dieci anni». E per tutto questo che l'altra notte la città si è unita in una fiaccolata silenziosa per ricordare i loro morti. Ed è soprattutto per questo che un gruppo di aquiliani ha contestato il Consiglio comunale in piazza e chiesto conto dei tanti pezzi dell'Aquila, degradati a città fantasma. Chi ha raggiunto il capoluogo abruzzese subito dopo il terremoto ha dovuto fare i conti con la speranza che si leggeva a negli occhi dei sopravvissuti: disperati, scossi, attoniti, ma che volevano rialzarsi. Forse non avevano realizzato che avrebbero dovuto sopportare un anno terribile. Si sentivano coccolati, non facevano in tempo a chieder qualcosa che immediatamente gli uomini della Protezione civile intervenivano per alleviare le loro sofferenze. Poi con il passare dei giorni hanno cominciato a rendersi conto della gravità della tragedia che li aveva colpiti. La passerella mediatica del G8, le promesse dei potenti della terra hanno fatto sperare che si potesse velocemente uscire da quella situazione. Le tende che erano prima fredde sono diventate calde e afose. Tutto è diventato più difficile e nell'animo degli abruzzesi pazienti e laboriosi, qualcosa ha iniziato a scricchiolare. A settembre la consegna delle prime case ha ridato la speranza di un ritorno alla normalità, ma lo spettro del centro storico dell'Aquila incombe su tutti. E così a un anno da quella terribile notte del 6 aprile i bilanci sono tristi e ancora più drammatici. Le oltre venticinquemila persone che hanno preso parte alla fiaccolata, organizzata dai comitati per commemorare le 308 vittime e per non far dimenticare quanti stanno soffrendo ancora: le 4300 persone ancora ospitate negli alberghi e le altre 622 negli appartamenti del G8 della caserma di Coppito. I terremotati in questi mesi hanno dovuto fare i conti non soltanto con la mancanza di un tetto, ma anche con la difficoltà di riprendere le loro attività, di ritrovarsi nelle new town, costruite in fretta, senza più riferimenti. E se da una parte c'è da registrare un intervento record, come ha tenuto a sottolineare Il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso: «Oltre 25mila persone che hanno avuto la casa distrutta, oggi vivono in abitazioni antisismiche e case di legno. Poi c'è una significativa quota, di 20-3Omila cui lo Stato sta dando una mano nella ricostruzione delle case danneggiate». Dall'altra ci sono ci sono i milioni di metri cubi di macerie ancora presenti nel centro storico dell'Aquila e che il popolo delle carriole con la sua protesta ha portato a conoscenza dell'opinione pubblica. E su questo Bertolaso in linea con il premier ha detto: «Le macerie dell'Aquila riguardano non solo il centro storico della città. In mezzo a queste macerie vi sono anche dei preziosi reperti artistici che non possono essere portati via con una carriola, ma devono essere selezionati e distinti. Credo sia corretta l'impostazione di avere una squadra del ministero dell'Ambiente, dei Beni culturali, del Comune, della Provincia e della Regione che lavori in modo coordinato per definire un piano di intervento. Ci vorranno diversi mesi, se non anche qualche anno. La sfida è quella di sistemare il cuore dell'Aquila, che è uno dei 20 centri storici più importanti d'Italia come realtà urbanistica e culturale». Ieri a L'Aquila era giornata di lutto cittadino, ma anche di bilanci. Secondo i dati forniti da Conf artigianato Abruzzo tra gennaio e dicembre si è registrato un decremento, tra iscrizioni e cancellazioni, di 134 imprese (-0,37 per cento), con la sola eccezione della crescita di nuove imprese artigiane, soprattutto nel settore delle costruzioni. Secondo la Confartigianato le principali imprese localizzate nelle aree industriali del capoluogo abruzzese hanno riavviato l'attività, mentre solo una modesta parte dei circa 800 esercizi commerciali della zona rossa ha riaperto fuori dal centro storico. Il turismo è, invece, passato dalle circa 100mila presenze annue a poco più di 30mila. Ma secondo Anna Maria Reggiani, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici d'Abruzzo, bisognerebbe «cominciare a dare un volto nuovo al turismo aquilano e abruzzese in genere, seguendo il modello di albergo diffuso proposto a Santo Stefano di Sessanio».
L'AQUILA L'Aquila, una città senza centro
L'Aquila è stata colpita dal terremoto del 6 aprile 2009, che ha causato la morte di 308 persone e ha lasciato oltre 25.000 persone senza casa. Il governo ha iniziato a lavorare per ricostruire la città, ma il processo è stato lento e difficile. I terremotati hanno dovuto affrontare la mancanza di un tetto, la difficoltà di riprendere le loro attività e la perdita del centro storico. Il governo ha fornito aiuto umanitario e ha iniziato a ricostruire le case danneggiate, ma ci sono ancora molti problemi da affrontare. La città è stata anche colpita dal turismo, che è passato dalle 100.000 presenze annue a poco più di 30.000.
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