MARTEDÌ, 06 APRILE 2010 Pagina VI - Roma "Summit urbanistica, via i bio-architetti" La protesta del gruppo Salingaros: Alemanno non ci vuole Solo le archistar nientaltro che le archistar. Comè sottolineato sul sito del Comune la conferenza cittadina che si terrà l8 e il 9 aprile allAuditorium Parco della Musica coinvolgerà «le più altre personalità dellurbanistica e dellarchitettura internazionale» per mettere a punto i nuovi modelli di trasformazione urbana della capitale nei prossimi 10 anni. Vietato ogni tipo di controcanto. E cè chi non ci sta. Nikos Salingaros, docente universitario noto in tutto il mondo, teorico della bioarchitettura nonché aspro critico dellurbanistica moderna, che ha esposto le sue teorie nel libro "No alle archistar. Il manifesto contro le avanguardie", dichiara «di non essere stato invitato e di non essere nemmeno stato tenuto in considerazione dal Comune, tutto questo in modo aprioristico». Salingaros avrebbe voluto dire la sua sulle periferie, una relazione stilata insieme al gruppo di studiosi che in Italia lo seguono. Ma lui non ha il pedigree di archistar, non ha progettato nè realizzato "monumenti" o nuove aree cittadine e quindi non può salire sul palco dellAuditorium, né ovviamente dire la sua «sulla realizzazione di 10 progetti strategici per la città». Il testo del Gruppo Salingaros dovrebbe essere letto durante i lavori del secondo giorno del convegno, quello dal titolo "Periferie: dallespansione alla ricostruzione dellidentità" coordinato da Livio De Santoli, preside della facoltà di Architettura di Valle Giulia dove Salingaros ha tenuto una conferenza il 5 novembre 2009. «Ho ricevuto anchio la relazione - spiega De Santoli - il Gruppo Salingaros mi ha chiesto se potevo farla leggere durante il convegno. Non credo che Salingaros volesse partecipare ma solo fare conoscere le proprie idee». Infatti sulle periferie le sue idee sono chiare: «Oggi, la formazione offerta dalle più accreditate Scuole dArchitettura condanna gli architetti a progettare periferie. Non sono capaci di progettare nuclei di città perché hanno perso la capacità di stabilire relazioni gerarchiche tra le parti di essa. La qualità vitale non è mai la somma di tante qualità architettoniche, poiché essa si stabilisce invece attraverso i rapporti. Una bella piazza non deve essere necessariamente la somma di belle architetture. La qualità dello spazio è data dalla relazione degli edifici tra loro». E ancora: «Nel centro storico di un qualsiasi paese fatto di case vecchie e malmesse, con gli angoli sbrecciati, quasi sempre si respira unatmosfera accogliente. Tutto ciò non si ritrova nei quartieri modernisti, costituiti da edifici perfetti che però non dialogano tra di loro, perché sono privi di reciproca connessione, monadi sparse in maniera casuale e tutto sembra incomprensibile».