Il nuovo statuto della Toscana sarà impugnato dinanzi alla Corte costituzionale. Così ha deciso ieri nella prima serata il consiglio dei ministri. La decisione è stata annunciata dal ministro per le Riforme Roberto Calderoli, che all'uscita da Palazzo Chigi ha spiegato alle agenzie le ragioni del provvedimento. «Abbiamo deciso di ricorrere al giudizio della Corte Costituzionale per una serie innumerevole di motivi - ha detto - Sono ben 11, infatti, i punti che riteniamo incompatibili con le norme in vigore». Le più importanti, si è appreso, riguardano il riconoscimento delle coppie di fatto e la tutela dei Beni culturali, entrambe oggetto di una mozione votata a larghissima maggioranza dall'assemblea toscana, nell'occasione della seconda lettura del testo costituente, lo scorso 19 luglio. Un atto che era giunto per fornire all'esecutivo precisazioni volte a scongiurare eventuali aspetti di incostituzionalità. Lo sforzo è stato vano. Nel mirino delle questioni costituzionalmente rilevanti sono finiti così, tra gli altri, «il riconscimento delle altre forme di convivenza», come anche la questione dei beni culturali, anche se su entrambi il consiglio aveva votato un testo nel quale si precisa la «piena osservanza della Costituzione», e quindi una competenza regionale non esorbitante risPetto a queUa del1oi Stato. Ilministro La Loggia ha precisato: «Abbiamo condotto una valutazione giuridico-costituzionale, dopo che erano state annunciate alcune censure e alcune osservazioni dai colleghi ministri e anche da me. Sono state fatte valutazioni punto per punto». Dalla titolarità dei Beni culturali alla disciplina del referendum, «al riconoscimento di forme di convivenza diverse dalla famiglia sulla base della considerazione che incide sull'ordinamento civile, quest'ultima materia è di esclusiva competenza dello Stato. Non possiamo certo ammettere un ordinamento civile diverso da Regione a Regione». Mentre lo stesso ministro ha menzionato «altri argomenti» riferiti a «materie tributarie». La decisione ovviamente, ha scatenato una serie di reazioni tra quanti hanno contribuito a stendere la Carta. Oltre alle parole durissime del presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini, quelle di Piero Pizzi, (Fi), presidente della commissione Statuto che, pur non nascondendo «una certa delusione», precisa: «È difficile fare un commento senza aver letto le motivazioni della decisione». Forse - precisa - si poteva essere più flessibili». Nel merito, per quanto riguarda l'articolo 4 (coppie di fatto), su cui comunque Forza Italia si era astenuta, Pizzi «riconferma la convinzione che il testo dell'articolo fa riferimento a delle finalità, che, come tali, non intaccano la Costituzione, e non a dei principi, che potrebbero invece essere tali. Comunque il nostro lavoro, complesso e faticoso, resta. E un lavoro che non andrà perduto». Un lavoro che il coordinatore regionale di Fi, Denis Verdini, vede toccato «dall'inevitabile bocciatura da parte del governo». Secondo Verdini, infatti, il centrosinistra toscano «ha seminato vento e ora raccoglie tempesta: i lavori della commissione per arrivare alla definizione del nuovo statuto regionale - dice - sono stati purtroppo contrassegnati dalle continue forzature della maggioranza su temi costituzionalmente rilevanti, come il riconoscimento delle coppie fatto e la gestione dei beni culturali». Il coordinatore azzurro precisa: «II centrodestra ha sempre collaborato alla stesura della nuova costituzione toscana con grande senso di responsabilità istituzionale, facendo però presente che certe posizioni ideologiche della sinistra, per noi inaccettabili, avrebbero potuto compromettere il buon esito del lavoro svolto». «Con i principi costituzionali - continua Verdini - non si scherza. Ora il centrosinistra dovrà rendere conto di questa sconfitta agli elettori toscani». Marco Carraresi, consigliere regionale dell'Udc (che si è astenuto) ricorda di «aver detto fin dall'inizio che al di là del contenuto, la forma di quelle formulazioni poteva prestare il fianco al rischio di equivoci, di una lettura diversa da quella che si doveva dare». Carraresi fa riferimento in particolare alla «esultanza dell' Arcigay». «Uno dei motivi della nostra astensione - aggiunge - era proprio nell'ambiguità della definizione e nel fatto che l'accostamento del riconoscimento delle diverse forme di convivenza alla "valorizzazione della famiglia fondata sul matrimonio" potesse essere letto come l'avvio di un processo che conducesse all' equiparazione».
Il governo: no allo statuto toscano
Il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare il nuovo statuto della Toscana dinanzi alla Corte Costituzionale. La decisione è stata presa per 11 motivi, tra cui il riconoscimento delle coppie di fatto e la tutela dei beni culturali. Il ministro per le Riforme Roberto Calderoli ha spiegato che le questioni costituzionalmente rilevanti sono state valutate punto per punto e che il riconoscimento delle forme di convivenza diverse dalla famiglia è di esclusiva competenza dello Stato. Il presidente del consiglio regionale Riccardo Nencini ha condannato la decisione, mentre il presidente della commissione Statuto Piero Pizzi ha precisato che il testo dell'articolo 4 non intacca la Costituzione.
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