L'avvocato dello Stato ottimista sulla restituzione. Il caso seguito dalla stampa specializzata Fano Dopo l'eco suscitata dalla sentenza del Tribunale di Pesaro, che ha ordinato il sequestro del famoso Atleta vittorioso detenuto dal Getty Museum, la notorietà di questa statua e soprattutto delle vicende che ne hanno caratterizzato il suo viaggio clandestino è aumentata di molto, fino ad appassionare non soltanto uomini di cultura ed archeologi ma anche semplici cittadini che si sono resi conti del valore testimoniale di questa opera d'arte. Perfino gli autori del trafugamento hanno preso coscienza della gravità di quanto compiuto per interesse personale e per ignoranza nel lontano 1964, quando il reperto fu ripescato in mare. Tuttavia la vicenda giudiziaria non è finita: anche se la sentenza del giudice di Pesaro è esecutiva, il museo ha fatto istanza di sospensione (il giudice di Pesaro si pronuncerà il 16 aprile prossimo) e farà ricorso in Cassazione. Per l'avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli, che ha affiancato l'avvocato Tristano Tonnini incaricato dall'associazione Le Cento Città, nella causa relativa al sequestro, ci sono tutti i presupposti che dovrebbero permettere al Governo italiano di iniziare una causa di restituzione perché "il museo non ha usato la buona fede, quindi non ha consolidato il titolo di proprietà". Sulla vicenda anche il mensile "Archeo" nel numero di marzo ha dedicato un interessante articolo sull'argomento, evidenziando come Fiorilli ritenga il pronunciamento del giudice di Pesaro Lorena Mussoni, "una sentenza epocale, perché il giudice ha applicato le norme del diritto italiano e internazionale che dispongono la nullità di tutti i contratti che avvengono su ben culturali del nostro patrimonio, se questi sono fuori commercio". E a chi ritiene che la statua possa appartenere più alla Grecia che all'Italia, in quanto opera dello scultore Lisippo, risponde lo storico d'arte antica Paolo Moreno, lo stesso a cui si deve l'attribuzione lisippea, per il quale "l'Atleta sarebbe naufragato non durante il suo trasporto dalla Grecia all'Italia, ma in epoca più tarda, dopo il 325 d.C., mentre veniva portato dall'Urbe a Costantinopoli, quando Costantino spogliò la capitale per dare vita alla nuova Roma. Oppure, addirittura, all'inizio del '200, durante il viaggio da Bisanzio a Venezia, quando i Crociati persero il Colosso che faceva parte del loro bottino sul litorale di Barletta". Per Moreno il Lisippo faceva parte di un gruppo composto da tre figure, di cui il giovane vittorioso era quella centrale: se la si guarda bene, infatti, la statua non ha un profilo valido. Interessante anche la dichiarazione del generale Giovanni Nistri, comandante del nucleo carabinieri per la tutela del Patrimonio culturale, che ha rivendicato un impegno costante dell'Arma dal 1973. Massimo Foghetti,