La scoperta in occasione dei restauri in vista di una grande mostra sui Caravaggeschi La Vodret: "È unopera veramente bellissima" Il San Matteo e lAngelo attribuito erroneamente al meno noto Lucio Massari. La nuova datazione ipotizzata allinizio del Seicento Dalla penombra dellalto coro della chiesa dei Cappuccini di via Veneto risorge un possibile capolavoro sconosciuto di Guido Reni. A rivelare linaspettato autore del quadro "San Matteo e lAngelo", fino ad oggi attribuito al meno noto Lucio Massari, una pergamena originale datata al 1642, nascosta dietro la tela. Una sorta di expertise ante litteram. E lincredibile storia che ha per protagonista il quadro dellEvangelista custodito da secoli nella chiesa di Santa Maria della Concezione, che sarà esposto dal 14 aprile al 18 luglio alla Fondazione Memmo a Palazzo Ruspoli nella mostra "I colori del buio", evento organizzato nellambito delle celebrazioni del Caravaggio per i quattrocento anni dalla morte, che raccoglie una quarantina di opere di Caravaggeschi provenienti dalle proprietà del Fondo edifici di culto del Ministero dellInterno. La scoperta è avvenuta per caso, quando dalla fascia più alta del coro della chiesa sono state staccate le quattro tele raffiguranti i quattro Evangelisti, tutte di autori bolognesi (Lionello Spada, Alessandro Tiarini, Lucio Massari) vicini alla rivoluzionaria lezione del Caravaggio, da spedire a Palazzo Ruspoli. Ed ecco la sorpresa: ognuna aveva sul retro una pergamena datata al 1642. Ma se per tre opere gli autori indicati dal documento riemerso combaciano, lunico autore inedito risulta essere il grande Guido Reni (1575-1642) il raffinato bolognese cresciuto sulla lezione dei Carracci, ma sedotto a Roma dalla potenza naturalistica del Caravaggio. «La pergamena rimette in gioco tutta lopera - dichiara la soprintendente al polo museale romano Rossella Vodret che sta coordinando la mostra - perchè nel 1955 lautorevole studioso Volpe attribuiva il dipinto a Lucio Massari». La pergamena, sotto restauro insieme alle altre tre, è stato il primo indizio. A quel punto, le ricerche sono approdate allarchivio della chiesa dei Cappuccini, dove è emerso latto di donazione al convento dei quattro Evangelisti da parte del bolognese Giangiacomo Menichini, con il vincolo di inalienabilità delle opere. Era il 1642 e il San Matteo viene attribuito proprio a Guido Reni. «Indipendentemente dai documenti dellarchivio - dice Rossella Vodret - il Volpe chiama in causa Lucio Massari. Ci si chiede ora come abbia potuto sbagliare così clamorosamente. Adesso che labbiamo rivista da vicino, lopera è bellissima e può anche essere di Guido Reni. Il restauro ci aiuterà a fare chiarezza». Il dettaglio che rende singolare il dipinto, al centro ora di un approfondito restauro voluto dal Fec, riguarda la spregiudicata posa delle gambe nude accavallate del santo: «Lautore sembra rifarsi alliconografia della prima versione del San Matteo e lAngelo del Caravaggio per la cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi - rivela Vodret - lopera che venne rifiutata dai committenti, in seguito acquistata da Vincenzo Giustiniani, poi finita a Parigi, venduta al re di Prussia e rimasta a Berlino per andare distrutta nel bombardamento della seconda guerra mondiale». Per questo Vodret avanza unipotesi di datazione intorno al primo decennio del Seicento, al momento di spiccata affinità di Guido Reni allestetica del Caravaggio.