«L'obiettivo è di far salire i ricavi medi per visitatore da 3 a 18 euro» «Accordo fatto per Brera e Cenacolo, saranno aperti anche a Pasquetta, pagheremo da Roma» «Nessun aumento per i biglietti, controllori anonimi per valutare i gestori dei servizi» È reduce dal confronto con i sindacati, che ha convinto a tenere aperte a pasquetta la Pinacoteca di Brera e il Cenacolo Vinciano a Milano. E' soddisfatto Mario Resca, responsabile della valorizzazione al ministero dei Beni culturali. Come vi siete accordati? A causa di un lungo contenzioso con alcuni privati, che ha bloccato presso la tesoreria della Banca d'Italia i fondi delle soprintendenze lombarde, ai dipendenti non vengono corrisposti da tempo gli straordinari e altre indennità. Non gli stipendi: quelli vengono pagati regolarmente. Abbiamo assicurato che i soldi arriveranno. Pagheremo da Roma. A che punto sono le nuove linee guida per la gestione dei servizi aggiuntivi dei musei? Le stiamo elaborando secondo la nuova strategia, che è quella di valorizzare il patrimonio, renderlo fruibile al maggior numero di persone. Una strategia di sviluppo: dobbiamo comunicare e promuovere meglio i nostri tesori. Lo avete fatto in modo assai diretto con la campagna sul Colosseo: «Se non lo visiti, lo portiamo via». Un modo diretto, duro, forte per scuotere questo sistema un po' polveroso. Un linguaggio nuovo che non vuole raggiungere gli esperti di cultura, quel 3 che al museo ci va comunque. Vogliamo che siano le persone normali, le famiglie a venirci a trovare. E i giovani; invece, per esempio, di imbrattare i muri con i graffiti. Ecco il perché anche delle aperture gratuite. I gestori privati, però, hanno da ridire, perché perdono il costo dei biglietti. Non incasseranno dai biglietti, ma se sono bravi venderanno più audioguide, libri, gadget, caffè. Al momento il nostro è un retail di retroguardia. Lo posso dire perché vengo da quel settore, i Musei vaticani vanno a cercarsi i clienti, fanno accordi con i tour operator. I nostri gestori no. O se lo fanno, non mi è noto. Ritorniamo ai servizi aggiuntivi: quando saranno pronte le linee guida? Abbiamo incaricato le principali società di consulenza di lavorarci. Società che però costano. Era il caso, in un momento di penuria di risorse? Voglio che le gare, che partiranno entro la fine di giugno, vengano fatte bene. Siano internazionali, trasparenti. Per i consulenti abbiamo speso 200mila euro. Cosa sono di fronte all'obiettivo di avere musei competitivi, dove la gente si emoziona? Per arrivare a questo sono anche disposto a diminuire le royalties che i concessionari pagano allo Stato, così come riconosco che i gestori abbiano ragione a pretendere spazi logistici più adatti. Dobbiamo voltare pagina: oggi il ricavato medio di un museo italiano per visitatore è di 3 euro; all'estero si arriva a 8. Obiettivo da raggiungere senza aumentare il prezzo dei biglietti di ingresso. Introdurremo, senza intento punitivo, i mistery shoppers, sorta di ispettori che andranno in giro per fare l'esperienza del cliente: i gestori bravi saranno premiati e quelli meno bravi aiutati a crescere. Non ravvisa incompatibilità tra il suo ruolo ministeriale e il fatto di essere nel Cda Mondadori, del cui gruppo fa parte Electa, uno dei concessionari di servizi aggiuntivi? Non sarò per nulla coinvolto nella scelta dei futuri concessionari. Le linee guida sono solo approvate dalla mia direzione, ma poi delle gare si occuperanno le stazioni appaltanti, ovvero le 17 direzioni regionali e i 6 poli museali. Insomma, non sente la necessità di abbandonare gli incarichi privati? Electa nei musei già c'era. Si tratta solo di strumentalizzazioni, come quando sono arrivato ai ministero e hanno firmato appelli perché preoccupati che facessi il disastro. Io il disastro l'ho trovato. Le diffidenze nei miei confronti si sgonfieranno. Con la spa pubblica Ales vi preparate a entrare nella gestione dei servizi aggiuntivi? Altro spauracchio frutto di strumentalizzazioni. Ales esiste dal 1998 e ha come oggetto sociale quello di offrire servizi ai musei. Ma avete trasformato lo statuto, ampliandolo. Non l'abbiamo stravolto. Abbiamo solo precisato quello che già c'era. Per quale motivo? Perché dobbiamo essere pronti o gestire siti non economici o a far crescere quelli che hanno potenzialità. Siti dove i privati non vanno perché non si fanno ricavi.