L'intervista. Per Gianluca Macheda, manager di artisti importanti, i turisti non vengono a Lucca per il Maestro «Possibili solo iniziative isolate che costano tanto e non creano legami stabili con Puccini» Strutture per la musica: così si può puntare a un turismo di qualità come quello che va a Salisburgo e Bayreuth LUCCA. «Giacomo Puccini è il compositore più eseguito al mondo, ma la gente, in generale, non viene a Lucca per lui. Anzi, quasi sempre, i turisti scoprono che il Maestro è nato a Lucca quando già sono in città. E questo è un peccato, considerato come la sua musica sia così apprezzata ovunque». Gianluca Macheda è uno che di musica e di marketing se ne intende. È responsabile per l'Italia di "Img", il colosso americano che gestisce l'immagine (e non solo) di grandi personaggi della lirica, del mondo dello spettacolo in genere e dello sport. Quando è rientrato in patria, dopo esperienze a Los Angeles e Parigi, ha chiesto di aprire la sede nazionale di Img proprio a Lucca che nel giro di poco tempo è diventata la città di adozione di molti grandi talenti della musica. Il manager di tanti artisti - compresi Nicola Luisotti, Julien Kovatchev e Omer Meir Wellber, tra i più importanti direttori d'orchestra al mondo, residenti tra Lucca e Versilia - si stupisce di come la città non riesca a legare il proprio nome a Giacomo Puccini. Macheda, che cosa servirebbe per lanciare Lucca come la città di Puccini? «È evidente che servirebbero eventi di qualità. Ma prima ancora degli eventi servirebbe un auditorium dove fare buona musica. Il problema è che senza uno spazio adeguato non si può avere una programmazione importante. Senza l'auditorium è possibile organizzare un evento estemporaneo, che ti costa tanto e non ti porta nulla, né in termini economici né in termini di immagine. L'evento singolo, per quanto importante possa essere, per sua natura non costruisce nulla». È così importante l'auditorium? «Sì. Senza un teatro importante non è possibile avere i nomi che contano nella lirica. E, infatti, oggi cantare a Lucca, nonostante sia la città di Puccini, non ti dà prestigio, né a livello nazionale né, tanto meno, a livello internazionale. Esibirsi qui equivale a esibirsi in una qualsiasi città di provincia, da Siena a Perugia. Con la differenza che Lucca è una città con una storia e una tradizione di grandi musicisti». Però, non può dire che la città non sia frequentata da turisti. «La questione è diversa. I turisti vengono, ma non per Puccini come, invece, succede a Salisburgo per Mozart o a Bayreuth per Wagner. E questo è il problema principale. In giro per il mondo incontro spesso persone che sono state a Lucca, ma si rendono conto che la città è legata a Puccini solo quando sono qui. E se ne rendono conto non perché esista un festival o un'iniziativa specifica, ma perché vedono bar e attività ribattezzati con il nome delle opere. E questo è un peccato perché Puccini è il compositore più amato al mondo, più rappresentato nei teatri grazie anche al fatto che la sua musica sintetizza classico e moderno. Banalizzando potrei dire che alcune delle sue arie più famose possono richiamare le colonne sonore dei film degli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta: colpiscono tutte le persone, anche quelle meno esperte di musica». Quindi quale sarebbe il suo suggerimento? «A mio avviso questa è una città che si può permettere di volare alto, di puntare sul turismo di qualità, tanto più che non ha strutture ricettive di massa. Lucca ha davvero le carte in regola per raggiungere la risonanza di città come Salisburgo, dove i turisti sono richiamati da Mozart e poi si fermano per visitare la città e i luoghi del musicista». Ma a Lucca la casa natale di Puccini è chiusa. «In Lucchesia, a parte il festival Pucciniano di Torre del Lago, non c'è niente che richiami i turisti per il compositore. Quanto alla chiusura prolungata della casa museo, purtroppo devo dire che è una cosa tipica italiana: basta pensare a quanto è rimasto chiuso il teatro Massimo di Palermo o il Petruzzelli a Bari. Ora, posso anche capire che non si voglia creare nulla di nuovo, ma mi è incomprensibile come non si riesca a valorizzare almeno quello che esiste».