Un porto fluviale sul Bisagno: ecco dove è nata e cresciuta Genova. Dal neolitico allalto Medioevo. Lo hanno scoperto gli archeologi della soprintendenza ligure, guidata da Filippo Maria Gambari, che risolve anche lenigma del nome della città. «Genova ha la stessa radice di Ginevra, e in celtico-ligure significava "bocca, imboccatura". Lo sbocco del fiume Bisagno». Noi stiamo zitti, ma allestero per una cosa del genere avrebbero preparato celebrazioni epocali" Autore di film ormai "storici" e pluripremiati dedicati al rapporto tra luomo e il mare, ai grandi pittori (Gauguin e Botticelli), alla storia e alla preistoria, Quilici ha lavorato con lo storico Fernand Braudel e lantropologo Levi Strauss e con larcheologo Sabatino Moscati ha realizzato due serie dedicate allarcheologia subacquea. E Italo Calvino, nel 1973, scrisse i testi del suo film sulla Liguria (inserito nel "progetto Esso", sullItalia vista dal cielo): «Chiesi a Calvino cosa facessero i suoi antenati - racconta Quilici - e lui rispose che raccoglievano conchiglie sulla spiaggia. Altro che conchiglie: ancora una volta, con questa scoperta, realizziamo di dover retrodatare attività avanzate delluomo». Cosa cambia per Genova, adesso? «Dobbiamo portare indietro le lancette degli orologi. È una notizia eclatante, perché non si tratta di un piccolo centro sperduto, ma della storia di Genova. Ho appena fatto un lavoro sulla preistoria a Pantelleria, sono state ritrovate àncore litiche e, studiandone le incrostazioni, risalgono al 3000 a. C. Ma qui stiamo parlando del Neolitico e di una città come Genova: limportanza della scoperta scavalca certo il Mediterraneo e comunque riposiziona la storia della città nel bacino». Perché un porto fluviale? «Tutti i primi porti sono stati fluviali, luomo primitivo si faceva aiutare dalla natura. Lho visto anche in Nuova Guinea, ventanni fa, lavorando su una popolazione primitiva: vivevano in palafitte lungo il fiume Sepik, vivendo di pesca e caccia. Accostavano le barche sotto le capanne, per tirare su ciò che trasportavano». Non era malsano vivere affacciati sulla grande ansa di un torrente, in unampia zona acquitrinosa? «Le paludi divennero malsane solo dopo che Alessandro Magno portò dallIndia la malaria, che si diffuse per tutto il Mediterraneo: quindi, molto più tardi. Poi lacqua che scendeva era cristallina, cera la corrente che la trascinava. E soprattutto non era facile allepoca trovare una sorgente e lacqua del Bisagno era perfetta per gli approvvigionamenti di un villaggio». Per saperne di più bisognerà però attendere altri scavi, chissà se e quando. Gli archeologi dicono che i detriti del Bisagno avrebbero conservato benissimo le strutture: che fare? «Questa scoperta va raccontata in tutti i modi, spero che al Porto Antico si crei una struttura in cui documentare e spiegare questo nuovo inizio di Genova. Vede, noi siamo ricchi di storia, e stiamo zitti, intorno a una scoperta così, in qualsiasi altra parte del mondo, si organizzerebbero celebrazioni epocali». (m.bo.)