Un'innovativa tecnica di pulitura, anni di studi all'Opificio Ora tutto è perfettamente leggibile Da pagina 1 Torna nella sua pienezza di forme e colori la Croce che Giotto dipinse per la Chiesa di Ognissanti fra il primo e il secondo decennio del Trecento. I volti Nella foto grande il Cristo, nel tondo a destra San Giovanni, sotto la Vergine. In basso il Redentore benedicente e due momenti del restauro dell'Opificio delle Pietre Dure (foto: BramoSestini) Un lungo e delicato intervento di pulitura ad opera dell'Opificio delle pietre dure ha cancellato la patina scura che ne impediva la piena leggibilità. E tornerà con tutti gli onori che si devono a quello che si può definire un capolavoro ritrovato. Proprio oggi la riunione dei tecnici dell'Opificio delle pietre dure con le due soprintendenze competenti, quella ai beni architettonici e quella ai beni storico-artistici, dovrebbe infatti definire la collocazione della monumentale Croce (quasi cinque metri di altezza per quasi quattro di larghezza) all'interno di Ognissanti, dopo che il restauro a cui è stata sottoposta è arrivato praticamente al traguardo. Per un esito commovente, che ha svelato la qualità eccelsa nella materia pittorica, la profondità geniale fin nel minimo particolare iconografico, quella sintesi possente fra plasticità e naturalezza che è una delle firme di Giotto. A differenza di altre opere che Giotto eseguì per quella Chiesa, la celebre Maestà degli Uffizi, la commovente Dormitio Virginis di Berlino, il Crocifisso è rimasto lì per tutti questi secoli. Nonostante vari spostamenti, proprio a causa dell'incolpevole Vasari, che fu su Firenze l'architetto incaricato di eseguire l'adeguamento dell'interno delle chiese ai nuovi dettami controriformisti. Che, tradotto, significò innanzitutto l'abbattimento dell'iconostasi, dove quelle grandi croci erano collocate. Dopo la mostra dedicata a Giotto nel 1937, il Crocifisso andò a finire addirittura nella sacrestia, sottratto agli occhi dei visitatori. Se sarà accettata la proposta dell'Opificio, la Croce potrebbe finalmente tornare in una degna collocazione all'interno della chiesa. L'eccezionalità del risultato di restauro si deve a un'innovativa tecnica di pulitura, frutto di anni di studi preliminari sperimentali, che hanno portato a formulazioni specificamente preparate per un dipinto delicatissimo, costruito con strati sottilissimi di colore. Una pulitura che a sua volta ha richiesto un impegno pluriennale, ma che ora è giunta al termine. «Stiamo finendo il reintegro delle lacune, poi ci sarà la verniciatura», ci dice Marco Ciatti, direttore del settore Restauro dipinti su tela e tavola dell'Opificio. Ed ha assolutamente ragione, quando osserva: «È straordinario come la pittura emerga dalla pulitura con questa morbidezza, tutto perfettamente leggibile senza alcun appiattimento». Pensare che il lavoro si era impantanato nella cronica mancanza di fondi; si deve alla sensibilità di un privato, Alvise di Canossa, presidente di Arteria e vero innamorato della Croce giottesca, se la situazione si è sbloccata. Così la mano di Giotto torna a parlarci, praticamente integra, fremente, attraverso tanti secoli. Nei quadrilobi ai lati, le figure dei due dolenti riemergono nel cromatismo del manto di san Giovanni, in una Vergine ritratta col volto solcato dalle rughe dell'età e del dolore. E quel corpo del Cristo, un Christus patiens ieratico, eppure così totalmente umano, secondo quell'invenzione già sperimentata nell'altra grande Croce fiorentina, quella giovanile per Santa Maria Novella. Sopra, il Redentore benedicente dal vago profumo bizantino, mentre è andato perduto il piede trapezoidale che doveva essere il supporto della Croce, verosimilmente raffigurante il Golgota con il teschio di Adamo, secondo l'iconografia che lo stesso Giotto dipinse nella Croce di Santa Maria Novella. Anch'essa oggetto di un precedente restauro nei laboratori dell'Opificio. «Ed è sorprendente la capacità di continuo rinnovamento che caratterizza il lavoro di Giotto prosegue Ciatti Da un punto di vista tecnico, rispetto alla Croce di Santa Maria Novella, ci sono diverse novità, come un differente rapporto fondi colore, ma anche stilisticamente è incredibile come egli si rinnovi nelle varie fasi della propria vita artistica. Mente tutti i pittori che sono entrati in contatto con lui restano indelebilmente segnati dall'esperienza, ma fermi, bloccati a quel Giotto che avevano conosciuto. Adesso siamo veramente curiosi di capire quale sarà la reazione degli studiosi di fronte all'opera restaurata». Perché la Croce, documentata da tutte le fonti antiche (Vasari ricorda che Puccio Capanna, «pigliando il disegno, molti per tutta Italia ne lavorò»), è stata presso gli storici dell'arte oggetto di una disputa, innescata da Giovanni Previtali, che ha voluto individuare, accanto alla mano del maestro, quella del suo principale collaboratore, da lui indicato come «Parente di Giotto». Giova ricordare che il lavoro degli artisti non era in quei secoli frutto solitario come da tradizione romantica, ma lavoro corale di una bottega artigiana, ricca di aiuti più o meno valenti, le cui personalità sono quasi sempre difficilissime da isolare. «Impegnativo è stato pure il restauro del supporto ligneo ci dice ancora Ciatti basti pensare che la Croce pesa quattro quintali e mezzo, un problema anche solo spostarla. Adesso stiamo lavorando al progetto per la ricollocazione, ci vorrà un apposito supporto metallico, un'illuminazione mirata». Se oggi sarà accettata la proposta dell'Opificio, la Croce tornerà in Ognissanti, collocata in una cappella sulla testa del transetto sinistro. «È anche leggermente rialzata nota Ciatti La Croce sarebbe al sicuro, perché c'è una cancellata a proteggerla, e si avvicinerebbe al punto di vista sopraelevato che doveva avere nell'iconostasi per cui era stata creata». Una menzione, per finire, all'eccellenza di chi ha lavorato all'impresa, Paola Bracco, Ottavio Ciappi, Anne Marie Hilling per la superficie pittorica, Ciro Castelli, Andrea Santa Cesaria, Mauro Parri per il supporto ligneo.
FIRENZE - Ritrovare Giotto. Finito il restauro, la Croce di Ognissanti recupera i suoi colori Torna a casa, ma si studia una nuova collocazione. In chiesa
L'Opificio delle pietre dure ha completato il restauro della Croce di Giotto, dipinta per la Chiesa di Ognissanti nel Trecento. La tecnica di pulitura innovativa ha permesso di cancellare la patina scura che impediva la leggibilità del dipinto. Il restauro è stato possibile grazie a un impegno pluriennale e a una sensibilità di un privato, Alvise di Canossa. La Croce è stata restaurata con cura, mantenendo la sua qualità pittorica e iconografica. Il dipinto è stato esaminato da esperti e sarà probabilmente collocato in una cappella della chiesa, con un supporto metallico e illuminazione mirata.
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