Negli ultimi quindici anni Napoli, Salerno, Caserta, la costiera amalfitana hanno registrato una crescita notevole di manifestazioni culturali, di eventi, di realizzazioni stabili e tutt'altro che effimere, sulle quali si è fondata, e non solo a mio parere, una nuova immagine delle città e della regione, che hanno «tenuto» nonostante l'incancrenirsi delle questioni relative alla malavita organizzata, allo smaltimento dei rifiuti, al degrado ambientale, alla marginalità dell'esistenza di molti. L'auspicio è che la nuova giunta lavori per migliorare e non per distruggere, per condividere e non per separare Da pagina 1 Si è innescato in questi anni un circolo virtuoso che, pur tra mille problemi e difficoltà, ha dimostrato quanto benefico sia poter offrire agli abitanti di città e di paesi occasioni stimolanti per l'uso del tempo libero e per l'accrescimento culturale. Non era mai avvenuto prima. Sarebbe troppo lungo fare l'elenco di cose che ormai tutti conoscono. Eppure sarebbe utile, perché assai spesso la gente perde la memoria dei vantaggi e conserva solo quella delle perdite. Una cattiva propaganda elettorale lavora proprio su questa contraddizione. Il punto è invece quello di capire che formazione e cultura sono ormai i cardini della convivenza, prima ancora che dello sviluppo, sui quali si fonda la possibilità di creare occasioni di serenità e condivisione per il maggior numero di persone, la necessità di evitare gli attriti, di smussare i contrasti, attutire le aggressività. Obiettivi decisivi in società democratiche che devono fare i conti con forti sbalzi demografici, con le tensioni derivanti da una immigrazione che solo gli sciocchi possono pensare di arrestare, con gli squilibri causati dalla povertà , da un lato, o da illeciti e criminosi arricchimenti, dall'altro. Napoli e la Campania sono stati in questi quindici anni all'avanguardia di questo ciclo virtuoso. La mostra realizzata al Madre sulle installazioni prodotte nella piazza del Plebiscito è solo una sintesi di un processo ben più ampio che vede oggi Napoli tra le grandi capitali dell'arte contemporanea. E così via, per non parlare di ciò che è avvenuto con le rassegne di Capodimonte e con l'intera gestione corrente, sempre di grandissima qualità, di uno dei Musei più importanti del pianeta; per non parlare dell'offerta musicale napoletana e regionale, grazie anche al rinnovato Auditorium della Rai, all'impegno dell'Associazione Scarlatti, a complessi ormai universalmente noti come la Pietà dei Turchini. E, inoltre, il Festival del Teatro, le produzioni ormai a regime di Mercadante, San Ferdinando e Bellini, la straordinaria opera di ristrutturazione e restauro del San Carlo condotta dal commissario straordinario Nastasi. Non da meno è stata la Provincia di Salerno, con le grandi rassegne del Teatro Verdi, il Festival di Giffoni, l'Università di Fisciano, le recenti iniziative del Mith Fest a Positano, e soprattutto il Festival internazionale di Ravello. Vale la pena soffermarsi infine su quest'ultimo punto perché proprio nella incantevole cittadina della costiera si sono addensati in questi anni attriti pericolosi. Come è noto la costruzione dell'Auditorium su progetto di Oscar Nemayer è stata fino all'ultimo fortemente osteggiata, così come, dopo la sua «imponente» inaugurazione, si sono manifestati forti dissidi sulla titolarità della sua gestione, dissidi che hanno visto opporsi, da un lato, il sindaco di Ravello e, dall'altro, il presidente della Fondazione Ravello. Un pasticcio che ci si augura venga risolto al più presto, rispettando certamente le prerogative del Comune, titolare della proprietà, ma anche quelle della Fondazione, titolare del know how e dell'esperienza maturata in sei anni di esecuzioni, performances, rassegne, mostre, eventi speciali di assoluta notorietà internazionale. Il manufatto architettonico ormai esiste, demolirlo sarebbe opera di stupidità: anche a Roma il sindaco Alemanno si è convinto infine che la nuova sistemazione dell'Ara Pacis, concepita di Richard Mayer, fortemente avversata da molti, era utile alla città. Una questione di utilità e di convenienza, appunto, deve infatti presiedere a ogni considerazione riguardante nuove opere di pubblico interesse. Sottratte agli egoismi di pochi esse vanno fatte funzionare a favore della collettività. Con una visione lungimirante e non asfittica di tutto ciò che, comunque, è stato realizzato allo scopo di dare vita a un circolo virtuoso di interessi e sviluppo, di cultura emercato. La consultazione elettorale darà segnali significativi nella gestione del comparto culturale nella regione. È giusto che i vincitori abbiano il diritto di realizzare gli obiettivi dichiarati, cambiando ciò che deve essere cambiato in base ad essi. Ma l'auspicio è che ciò avvenga per migliorare e non per distruggere, per condividere e non per separare, senza precludersi tutti quegli ulteriori percorsi virtuosi che proprio la vittoria elettorale può invece favorire, nell'interesse di tutti e non solo della propria parte. Sembra facile ma, di questi tempi, sappiamo bene che non lo è.