UN TELONE nasconde l'ultimo tesoro. Nel cantiere del metrò di piazza Nicola Amore, rimosso il basamento della fontana del XIII secolo che una settimana fa è stata sollevata con la gru per il trasporto nel cantiere di restauro, torna alla luce un pozzo in mattoncini largo settanta centimetri e profondo sei-sette metri. La squadra degli archeologi è al lavoro per tirar fuori dal terreno l'intera struttura e, nel frattempo, si interroga sulla datazione del reperto. Non è escluso possa risalire all'età imperiale, come l'imponente edificio (gymnasium o tempio per il culto augusteo) emerso sull'altro versante dello scavo, e che sia stata riutilizzata in tempi successivi fino ad alimentare la vasca d'epoca medioevale. Scoperte sempre nuove, scenari che si aprono in continuazione sul patrimonio d'arte e di storia conservato per secoli nel sottosuolo della città. Sette giorni fa si alzava in volo dal cantiere la fontana del XIII secolo decorata con un graffito dell'ignoto artista (ottimo imitatore, secondo gli esperti, dello stile delle miniature impresse sui i volumi di Pietro da Eboli) che così aveva inteso «fotografare» le scene dei suoi tempi: la torre di guardia, simbolo della città, e il corteo di galee con il gran pavese reduce da una battaglia navale vittoriosa (forse quella di Procida, tra angioini e aragonesi). «E un pezzo di storia che si muove, un tesoro che non può toglierci nessuno», commentava il sindaco Rosa lervolino mentre la gru zavorrata tirava su la vasca e la sistemava su un camion, destinazione il deposito-laboratorio di Piscinola dove si eseguirà il restauro. Nei giorni scorsi altri ritrovamenti, in prima fila le tre lastre di marmo che componevano la grondaia (o «doccione») dell'edificio imperiale: impresso sul marmo, con tratti decisi e delicati insieme, un genio alato a cavallo di un toro che trattiene per la criniera due leoni, mentre le fauci delle belve si trasformano in via d'uscita per l'acqua piovana. Nelle stesse ore si lavorava alla pulizia del prezioso pavimento a mosaico, che gli esperti vorrebbero restaurare in loco e il Comune preferirebbe smantellare e trasferire a Piscinola, e si scopriva una via d'accesso a un livello architettonico inferiore, probabilmente d'epoca greca. E adesso viene alla luce il pozzo. La macchina del tempo continua a viaggiare a ritroso nello scavo del metrò di piazza Nicola Amore, mentre in piazza Municipio si è fermata di fronte a un blocco compatto di tufo. In quest'ultimo cantiere, tre barche romane aspettano il loro turno per «volare» verso la sede del restauro: probabilmente, subito dopo l'estate. Prima i resti del porto poi i giardini imperiali 30 dicembre 2003. Dal cantiere della metropolitana di piazza Nicola Amore affiorano i resti di un edificio di epoca augustea, un mosaico, tombe e una fontana del 1200. Tra i resti del palazzo, poi, sono state trovate anche delle tombe, di epoca successiva (primo medioevo), 8 gennaio 2004. Altro ritrovamento, ma questa volta si tratta del cantiere del Metrò di piazza Municipio: vengono alla luce i resti di una barca romana e dell'antico porto del II secolo dopo Cristo, in piena età imperiale. 22 febbraio 2004. Una testa a grandezza naturale in marmo, raffigurante con ogni probabilità il nipote di Augusto, Germanico, viene ritrovata nel cantiere di Piazza Nicola Amore. 11 febbraio 2004. Il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani, arriva a Napoli per effettuare un sopralluogo nei cantieri della metropolitana di piazza Municipio e piazza Nicola Amore, dai quali sono venuti alla luce nel frattempo un gymnasium, il fasciame di tre barche affondate nel porto romano, colonne, capitelli, resti di statue. Il ministro garantisce l'impegno del governo per la salvaguardia dei reperti.