Bagni di Lucca, l'incuria e il tempo hanno rovinato tesori artistici e architettonici Bianchi (Udc): le pietre del muretto cadranno sui pedoni BAGNI DI LUCCA. Non solo i Bagni alla Villa sono in stato di abbandono. Tutta la zona nobile del colle di Corsena - pur messa meglio della parte opposta (dove ci sono le terme aperte al pubblico e la maggior parte degli antichi stabilimenti termali, cui abbiamo dedicato due pagine di servizi) - necessita di più attenzione, di interventi di sistemazione e, in alcuni casi, di regole per il decoro urbano. Il muretto. Cominciamo dalle cose più banali, come il muro che costeggia la via dei Bagni alla Villa, le cui pietre sono tutte smosse. «Una - fa notare Antonio Bianchi, consigliere comunale dell'Udc - è già caduta a terra, le altre potrebbero cadere sul sottostante vialetto che sale dalla chiesa anglicana». Bianchi ha perfino inoltrato una denuncia al sindaco, nella quale chiede un intervento urgente «per evitare - dice - situazioni di pericolo per i pedoni». Villa Ada. Più complicato, invece, lo stato di villa Ada e del suo parco, di proprietà del Comune. Il degrado attuale grida ancora di più vendetta perché l'edificio era stato ristrutturato alla fine degli anni Novanta e tutte le migliorie apportate allora sono state vanificate dall'incuria. Dalle porte e dalle finestre rotte al piano terra s'intravedono marmi pregiati - tra cui una statua della sirenetta simbolo di Bagni di Lucca e una vasca con i soffioni da cui sgorgava l'acqua termale - lasciati in totale abbandono, come il bellissimo pavimento, anch'esso in marmo, dal motivo in bianco e nero che caratterizza tutti gli stabilimenti termali di Bagni di Lucca. Da mega centro benessere che dovevano diventare, secondo vari progetti annunciati dal Comune nel corso degli anni, ora villa Ada e il parco, più modestamente, sono stati messi in vendita a meno di 2 milioni di euro. Villa Webb. Settecentomila euro, invece, la cifra stimata per acquistare villa Webb, un altro degli edifici che il Comune ha deciso di vendere. Lo stabile, ristrutturato, è chiuso per gran parte dell'anno e viene aperto solo in occasioni di manifestazioni, dibattiti o eventi. Nel piccolo giardino che lo circonda non c'è una panchina, come peraltro nella piazzetta dei Bagni alla Villa, per sostare e godersi una pausa. Cosa che invece riuscì al poeta Byron, che «nell'estate 1822 - ricorda la targa sulla facciata di villa Webb - trovò nella serena quiete di questa terra tregua alle ansie della sua vita». Chi oggi sosta in questi luoghi si trova in piedi davanti ai lucernai dei Bagni incartati di plastica, a muretti scalcinati, a giardini incolti e pieni di ferri arrugginiti, a facciate dei palazzi incorniciate da antenne paraboliche, panni stesi o, nel peggiore dei casi, circondate da tetti in eternit. Villa e scuderie reali. Le antenne paraboliche e l'eternit distinguono quelle che un tempo erano le scuderie reali, ora di proprietà privata. Trasformato in magazzini al piano terra e appartamenti al primo piano, della sua antica destinazione l'edificio conserva dei bassorilievi a forma di cavallo sulla facciata. Per il resto è un susseguirsi di parabole attaccate alle finestre, in più che bella evidenza. Come evidente è la copertura in eternit sul retro delle ex scuderie, ben visibile salendo lungo la strada. Anche l'ex villa Reale, dimora ottocentesca di Elisa Bonaparte e dei Borbone, è di privati. Che evidentemente non hanno trovato uno straccio di accordo nemmeno per il colore delle persiane, scegliendo chi un verde oliva, chi un verde smeraldo e chi il verde e il legno sbiadito dal sole e dalla pioggia. In compenso, anche qui, parabole a non finire. L'accusa: cosa farà il Comune? Quanto ha speso per ristrutturare l'interno dell'edificio? Tavole al posto del tetto C'era un piano (sfumato) per recuperare lo stabilimento termale PAOLA TADDEUCCI BAGNI DI LUCCA. Uno spettacolo avvilente e vergognoso. Così Antonio Bianchi, consigliere comunale dell'Udc, definisce lo stato dello stabilimento termale Bagno alla Villa. Situato nella zona nobile di Bagni di Lucca, scelta tra l'altro dalla principessa Elisa Bonaparte Baciocchi per farvi costruire la villa e le scuderie reali, l'edificio è da tempo in degrado e abbandono. «I quattro bellissimi lucernai - sostiene Bianchi che in merito ha presentato un'interrogazione al sindaco - sono ancora incartati in teli plastificati ormai strappati e consunti. Il tetto, anch'esso coperto con tavole, impalcature e il solito telo di plastica verde, offre uno spettacolo vergognoso ed è un'ulteriore dimostrazione della mancanza di idee e progettualità dell'amministrazione riguardo al rilancio turistico-termale del nostro comune». Diverse le domande che l'esponente dell'opposizione rivolge al sindaco. «Quanti euro sono stati spesi fino a oggi - chiede Bianchi - per la ristrutturazione dello stabilimento? Per quale motivo si è proceduto prima alla ristrutturazione interna, anziché rifare la copertura che avrebbe evitato possibili infiltrazioni d'acqua? Quando termineranno i lavori di restauro? E quale sarà la destinazione di questo immobile, una volta restaurato? Resterà chiuso per anni come lo stabilimento Bernabò?». Il caratteristico edificio dei Bagni alla Villa è infatti in ristrutturazione da diverso tempo. I lavori esterni sono fermi da quasi un anno, anche se a luglio 2009 l'amministrazione annunciò di avere i finanziamenti necessari per la loro conclusione. Il progetto del Comune, peraltro, era ambizioso. Prevedeva il ripristino delle sorgenti chiuse da anni, la realizzazione di una nuova vasca termale - coperta da una vetrata remobivile per essere usata anche d'inverno e riscaldata da pannelli solari - nel giardino di villa Ada, adiacente all'edificio, e addirittura il collegamento tra il giardino e i Bagni attraverso un tunnel sotterraneo, che doveva proseguire anche dall'altra parte e quindi unire i Bagni a villa Webb, anch'essa adiacente. Tante idee che sembrano destinate a rimanere sulla carta, visto che il Comune ha deciso di vendere sia villa Ada che villa Webb. IL BAGNO Frequentato da filosofi ma oggi in abbandono P.T. BAGNI DI LUCCA. Il Bagno alla Villa esiste fin dalla metà del 1300, ma la forma attuale, con le torrette a cuspide, risale al XVII secolo. Molti, nella storia, utilizzarono le sue acque, che sgorgavano a una temperatura di 39 gradi. Ludovico Ariosto venne incaricato da Alfonso I di Ferrara a portargliene qualche carico. Nell'estate 1571 vi si curò il filosofo francese Michel De Montaigne che nel suo Giornale di viaggio in Italia descrisse nel dettaglio com'erano fatti i Bagni, divisi in sala per le donne e per i maschi e un locale docce. Tanto era famosa, l'acqua veniva addirittura contraffatta finché nel 1787 fu emanato un regolamento, ma fu comunque esportata per tutto il XVIII secolo. Intorno al Bagno alla villa, poi, sorsero importanti palazzi nobiliari, tutt'ora esistenti, a partire dalla residenza reale. La decadenza che alla fine dell'800 investì l'intera zona termale determinò l'abbandono anche del Bagno alla Villa che successivamente e fino a 40 anni fa venne usato come bagno pubblico. Ora il restauro, fermo, però, da anni.