Il gip ha invece prosciolto altri undici imputati Non «un macello». Non un «assalto al territorio». Solo un contesto di scambi e favori. Linchiesta sullurbanistica di Campi esce drasticamente ridimensionata dalludienza preliminare che si è conclusa ieri in aula bunker a Firenze. Con una robusta sforbiciata, il giudice Giacomo Rocchi ha chiuso ieri ludienza preliminare sullurbanistica di Campi Bisenzio con tre patteggiamenti, una condanna in abbreviato, il rinvio a giudizio di cinque persone e di due società e il proscioglimento con formula piena («il fatto non sussiste») di undici imputati e di quattro società. In attesa delle motivazioni, limpressione è che il giudice abbia reinterpretato come una serie di favori e di piccole corruzioni di provincia quello che i pm Leopoldo De Gregorio e Giuseppina Mione e i carabinieri del Ros avevano analizzato e descritto come un rovinoso «assalto alla diligenza», una corsa alla cementificazione selvaggia del territorio di Campi. Il 26 marzo 2007 linchiesta sullurbanistica campigiana si manifestò con decine di arresti e pose per la prima volta la questione dei rapporti fra amministrazioni rosse e costruttori, fra sviluppo e tutela del territorio. Le intercettazioni aprirono agli investigatori nuovi orizzonti, grazie ai quali sono seguite le inchieste sullurbanizzazione dellarea di Castello, sulla Quadra Progetti e sul «sistema gelatinoso» che presiede le spartizioni dei grandi appalti sulla scena nazionale. Secondo le accuse, fra il 2004 e il 2005 a Campi si consumò uno scarto illegittimo fra il piano strutturale (o piano regolatore) e il successivo Ruc (Regolamento urbanistico comunale), che gonfiò residenze, produttivo e terziario, con il rischio di saturare tutto il territorio del Comune e di portare gli abitanti da 35 mila e 70 mila, senza adeguati servizi, né verde, né scuole, né strade. Il dirigente dellufficio gestione del territorio, architetto Pietro Felice, era accusato di falso in atto pubblico per aver attestato la conformità del Ruc al piano strutturale. Questa imputazione era il cuore dellindagine. Ieri il giudice Rocchi ha prosciolto larchitetto da questa e altre accuse con la formula «il fatto non sussiste». Felice è stato rinviato a giudizio per falso in atto pubblico solo per non aver dato atto, il 19 maggio 2006, del parere negativo dellufficio servizi tecnici ambientali e trasporti al progetto della nuova sede dellimpresa Targetti. A giudizio per corruzione vanno larchitetto Marco Cherubini (già dirigente dellufficio servizi tecnici ambientali e trasporti, nonché disperato accusatore, nelle conversazioni intercettate, dellandazzo cementificatore di Campi), il professionista Fanio Sodini, gli imprenditori Vincenzo Aveni (già presidente dei costruttori fiorentini) e Mauro Meoni, e le loro rispettive imprese, la Poli Gaspero e la Ediltoscodomus. Il processo è fissato per l8 ottobre. Peraltro, il giudice ha ridimensionato anche le accuse nei confronti dellarchitetto Cherubini, ritenendo in particolare insussistente quella secondo cui il professionista si sarebbe fatto corrompere dagli imprenditori Mario e Marco Margheri, assistiti dagli avvocati Giovanni Flora e Antonio DAvirro e completamente prosciolti, come pure larchitetto Valeria Milani, difesa dallavvocato Umberto Schiavotti, i costruttori Mauro, assistiti dallavvocato Luca Saldarelli, lingegner Giacomo Parenti, già dirigente delle infrastrutture in Provincia e oggi superdirigente in Palazzo Vecchio, accusato di falso e difeso dallavvocato Neri Pinucci. Prosciolti pure Barbara Bertini, Alessandro Nistri, Fabrizio Pipolo e Giovanni Zeoli. Hanno patteggiato Andrea Sarotti, Mauro Torricelli, Saverio Vanni. Condannato a otto mesi in abbreviato per abuso dufficio Alessandro Gabbrielli.
TOSCANA - CEMENTIFICAZIONE. Scandalo di Campi in cinque a giudizio
Ieri, in aula bunker a Firenze, si è conclusa la ludienza preliminare sullurbanistica di Campi Bisenzio. Il giudice Giacomo Rocchi ha chiuso i casi con tre patteggiamenti, una condanna in abbreviato, il rinvio a giudizio di cinque persone e di due società, e il proscioglimento con formula piena (il fatto non sussiste) di undici imputati e di quattro società. Le indagini avevano accusato di favori e corruzione gli imprenditori e gli amministratori locali. Il giudice ha ridimensionato le accuse, considerando che il contesto era quello di favori e piccole corruzioni di provincia. Il processo è fissato per l'8 ottobre.
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