Bookshop, sale, custodi, luci: ce nè per tutti. Il direttore Natali risponde punto per punto Fisico tedesco esce amareggiato: una visita frustrante «Terrible» luscita. «Terrible» il percorso di 1 chilometro attraverso le sale del secondo piano fino ad arrivare a quelluscita. «Terrible» ancora di più il book shop con ogni genere di gadget e paccottiglia. E poi, che peccato per quei capolavori assoluti ammassati e mal illuminati, protetti da vetri pieni di riflessi. E che dire degli spazi bianchi, lasciati dai dipinti dati in prestito senza unindicazione né una foto. Delle didascalie «molto datate». E dei custodi, che per 8 ore fanno ben poco. E il Corridoio Vasariano, «a terrible mass». È un lungo elenco di critiche serrate quello che Hans-Joerg Jodl, fisico tedesco che lavora anche al Lens-università di Firenze, ha stilato in inglese dopo la visita alla Galleria degli Uffizi il 26 marzo. Tanto da scrivere di essere uscito «assolutamente frustrato» e «di non aver mai visitato un museo presentato così male, forse pari al Museo egiziano del Cairo». Uffizi ko secondo questo visitatore che ha poi inoltrato il suo cahier de doléances ad alcuni amici, chiedendosi tra laltro, dove vadano a finire i lauti incassi versati dai «10 mila visitatori al giorno che, a 10 euro a persona, diventano 100 mila euro». Alle note, risponde un po irritato il direttore degli Uffizi Antonio Natali. «Premetto che ormai da anni siamo stretti tra ponteggi e cantieri. E già questo non è poco. Tanto che alcuni grandi musei europei, come ad esempio il Rijksmuseum di Amsterdam, chiudono completamente al pubblico e riaprono a lavori finiti. Invece noi abbiamo scelto di lasciare il museo aperto sia pure tra mille problemi e disagi. Quanto alluscita, che dire? Se era per me, cera quella di Isozaki già realizzata. Il percorso di visita è troppo lungo? Forse il visitatore non sa che nelle sale vuote che ha attraversato stiamo allestendo la mostra su Caravaggio, per ora non abbiamo altri spazi. Con i Nuovi Uffizi avremo la sale espositive sotto alla Magliabechiana. Non gli piace il book shop? Le scelte le fa il concessionario del servizio. E comunque siamo orgogliosi di avere lì una delle più importanti librerie darte esistenti». Quanto poi allilluminazione, alle luci troppo basse, Natali precisa che la potenza in lux è quella consentita, «al limite per non rovinare la superficie dei dipinti». E che i vetri di protezione «sono antiriflesso per l80 dei quadri». E quanto ai dipinti ammassati, il direttore precisa che «gli Uffizi sono 12 volte più piccoli del Louvre, e che anche lì spesso, dove mancano i quadri non ci sono né indicazioni né foto». Inoltre «i testi nei pannelli, sia in italiano che in inglese, sono appena stati riscritti e riordinati con cura in tutta la galleria». Infine, precisa che i custodi fanno il loro lavoro di vigilanza come accade in tutti i musei del mondo. E per finire, il capitolo incassi. Natali ribatte: «Lingresso è di 6,50 e non di 10 euro. I visitatori sono in media 5-6 mila e non 10 mila come in rari casi. Dove vanno i soldi? Servono a tenere aperti tutti gli altri musei del Polo fiorentino, a finanziare numerose attività e mostre».
FIRENZE - "Uffizi come al Cairo: terrible"
Il direttore degli Uffizi, Antonio Natali, risponde alle critiche del fisico tedesco Hans-Joerg Jodl, che ha visitato la galleria il 26 marzo e ha scritto un elenco di critiche serrate. Jodl ha trovato il percorso di visita troppo lungo, il book shop troppo pieno di gadget e paccottiglia, e i dipinti ammassati e mal illuminati. Ha anche criticato gli spazi bianchi e le didascalie datate. Jodl ha chiesto dove vadano a finire i soldi versati dai 10 mila visitatori al giorno. Natali risponde che il museo è aperto anche se ci sono problemi e disagi, e che alcuni spazi sono occupati dalla mostra su Caravaggio.
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