Tra le incursioni in programma un intervento di Peter Greenaway sulla Cena di Paolo Veronese La pinacoteca apre ai contemporanei: il film del maestro americano da oggi nella sala degli affreschi medievali BARBARA CASAVECCHIA Larte contemporanea entra a Brera. E trova asilo sotto alle volte affrescate di un gioiello lombardo dascendenza giottesca, la Cappella di Mocchirolo: un piccolo oratorio costruito dai nobili Porro a Lentate sul Seveso attorno al 1370, «smontato» e trasferito in Pinacoteca a cavallo dellultima guerra, per salvarne gli affreschi. Così, tra un SantAmbrogio che prende a scudisciate gli eretici e una Santa Caterina dalle grazie cortesi, capelli doro e profilo fine, da oggi cè anche un video di Bill Viola. Ma niente choc: le immagini che scorrono dietro al cordone di velluto rosso sono placidamente allegoriche, comè costume di questo maestro della videoarte (nato a New York nel 51), innamorato dellarte italiana dacché rimase folgorato dalla Cappella degli Scrovegni di Giotto negli anni Settanta. Da allora, non ha mai smesso di studiare i capolavori di Beato Angelico, Signorelli, Pontormo, reinterpretandoli in videoinstallazioni hi-tech. Il video esposto a Brera è Déserts (Deserti), del 1994: una «colonna visiva» sviluppata su misura per lomonimo brano del compositore Edgard Varèse, commissionatagli dal gruppo di musica davanguardia Ensemble Modern di Francoforte. È costruito come un collage, in cui si alternano immagini brucianti (ondate di calore sulla superficie lunare del Grande Lago Salato dello Utah, fulmini, incendi) e liquide (fondali marini, un tuffo in profondità, un sorso), mentre un personaggio si muove in una piccola stanza arredata con libri e scrittoio che sembra uscita da una antica predella, impugnando oggetti che alla fine roteano a rallentatore nel vuoto, con lesattezza lenticolare di una natura morta fiamminga. Viola non potrebbe essere più a suo agio, gomito a gomito con le iconografie religiose. Nel 96, ha presentato il video The Messenger nella Cattedrale di Durham; nel 2007, ha installato Ocean Without a Shore tra gli altari della chiesa di San Gallo a Venezia; e a Milano, in San Marco, a due passi da Brera, dal 2008 è esposto un altro suo video, Study for the path. Del resto, Viola era uno dei duecento artisti invitati a colloquio da Benedetto XVI lo scorso novembre e tra i più «papabili» - è il caso di dirlo - per il padiglione del Vaticano alla prossima Biennale di Venezia. Liniziativa braidense nasce come evento collaterale della mostra «Fuoco», organizzata dalla Fondazione DNArt a Palazzo Reale. Lidea, sottolinea la soprintendente Sandrina Bandera, è di provare a trapiantare al museo un nuovo pubblico. Non è un caso isolato: in programma, nella settimana del Salone del Mobile (dal 13 aprile), cè anche un intervento di Peter Greenaway che, insieme allarchitetto Mario Bellini e alla scenografa Margherita Palli, «animerà» quattro capolavori di Brera, tra cui la Cena del Veronese, bissando lincanto dellUltima Cena che lo scorso anno prendeva magicamente vita a Palazzo Reale. Per vedere il video di Viola, non occorre un biglietto extra: basta quello dingresso in Pinacoteca che, chiuse le celebrazioni per il bicentenario, torna a 5 euro.
MILANO - Brera si tinge di Viola con il divo della videoarte
La Pinacoteca di Brera ospita un video di Bill Viola, il maestro della videoarte, in una sala degli affreschi medievali. Il video, intitolato Déserts, è stato commissionato dal compositore Edgard Varèse e è stato presentato per la prima volta nel 1994. Viola ha lavorato con immagini allegoriche e ha reinterpretato capolavori di artisti italiani come Beato Angelico e Signorelli. Il video è stato esposto in diverse occasioni, tra cui la Cattedrale di Durham e la chiesa di San Gallo a Venezia. Viola è uno dei 200 artisti invitati a colloquio da Benedetto XVI e potrebbe essere il padiglione del Vaticano alla prossima Biennale di Venezia.
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