Viaggio con lo scrittore Consolo nelle sale della Villa Imperiale "Oggi il sito è a rischio nonostante l'arrivo dei fondi e la nomina di commissari straordinari I turisti per vedere meglio colori e disegni ci gettano l'acqua. Il risultato: tanti crateri grigi" Sarebbe meglio istituire un concorso tra i grandi architetti del mondo "Dissennati consolidamenti in cemento fanno letteralmente saltare le opere. Adesso si parla di restauri e di una nuova copertura . Speriamo non siano solo manovre politiche" PIAZZAARMERINAVincenzo Consolo ha portato con sé un piccolo libro con la copertina grigia. Si chiama "Sicilia mia" di Cesare Brandi. E' mattino presto ma fa già caldo a Piazza Armerina e una polvere simile a sabbia incarta ogni cosa. «Era più o meno in questa stagione, oltre quarant'anni fa. Gli scavi erano stati appena aperti e Leonardo Sciascia ed io stavamo facendo un viaggio nell'isola, una di quelle "ricognizioni" del territorio che gli intellettuali usavano compiere un po' come dovere civile un po' per incontrarsi e discutere, io venivo da Sant'Agata di Militello, Sciascia da Racalmuto, spesso ci raggiungeva Ignazio Buttitta. Ricordo di aver provato un senso di stupore arrivando in questa valle nascosta e dolcissima dopo aver attraversato una Sicilia desertica e povera, e scoprire questo ombelico della terra che per millenni aveva protetto tremila metri quadrati di mosaici intatti». Quarant'anni fa. Prima che sulla Villa Romana del Casale, sito archeologico a pochi chilometri da Enna, patrimonio dell'umanità per l'Unesco, planasse come un'astronave un tetto di plexiglass rosato e di tubi innocenti, prima che i mosaici iniziassero a "scoppiare", prima che ignoti gettassero come avvertimento secchiate di vernice sulle delicate tessere decorate tra il III e il IV d. C. da artigiani che arrivavano dalla Tunisia, prima che i turisti americani fossero costretti a raccogliere l'immondizia straripata dai cestini. Alla fragilità e spesso allo scempio dei paesaggi siciliani lo scrittore Vincenzo Consolo "emigrato" a Milano nel 1968, «seguendo le suggestioni di Vittorini che chiamava gli intellettuali del Sud a conoscere le metropoli del Nord», ha dedicato più di uno scritto e in particolare un libro, "L'olivo e l'oli-vastro". un viaggio di ritorno nel paese d'origine, simile ad un'Itaca perduta, dove il mito e la bellezza si mescolano ad esperienze disumane come il petrolchimico di Gela o i grattacieli di Agrigento, alle spalle della Valle dei Templi. Per raccontare i resti di questa Villa Imperiale, sito archeologico nelle campagne di Piazza Armerina, «oggi a rischio di rovina, nonostante l'arrivo dei fondi, nonostante la nomina di commissari straordinari, nonostante l'immenso afflusso di visitatori», Vincenzo Consolo è tornato in Sicilia. Il sole che filtra dai lastroni rosati crea quasi subito un effetto fornace, mentre sui pavimenti intarsiati si deposita un fastidioso gioco di ombre che stravolge i colori. Si cammina su passerelle di legno e tubi innocenti arrugginiti, le assi scricchiolano, e ad ogni passo si alzano polvere e sabbia che spengono ogni brillantezza dei disegni. «L'emozione è come allora foltissima. Questi mosaici sono la testimonianza di un incontro di civiltà unico, basta guardare gli animali delle scene della Grande Caccia per capire quante suggestioni africane e orientali si concentrino in questa Villa dove tutto è un omaggio ai piaceri della vita, alla gioia del corpo, al lusso, dalla grazia modernissima delle donne in bikini al "cubicolo" degli amori, poi le fontane, le tenne, le piscine. Del resto il proprietario di questo straordinario complesso era probabilmente un certo Proculo Popu-lonio, o per altri Maximianus Hercu-lius, il cui mestiere era quello di importare bestie per i grandi giochi di Roma, da qui le raffigurazioni di leoni, leopardi, pantere, elefanti, dromedari, ma anche pesci "comuni" del Mediterraneo, polipi, calamari, triglie. Sono delle vere pitture in pietra che ricordano i mosaici di Cartagine, ma più belli, più ricchi». Polifemo e Dioniso, Èrcole e Apollo, Pan, Ambrosia, Eros: le sale regali della Villa del Casale, sono una contaminazione di popolazioni, storie, conquiste. Come quella lingua aspra e dissonante ma anche lieve che Consolo, settant'anni, utilizza nei suoi libri. Dal "Sorriso dell'ignoto marinaio" a "Retablo", da "Nottetempo casa per casa" a "Lo spasimo di Palermo", dove una Sicilia trasfigurata e dolente viene mille volte raccontata. «Guardate riflette lo scrittore davanti al lungo corridoio della Grande Cacciain questa villa pagana i mosaici seguono una narrazione orizzontale, sembrano quasi dei tappeti volanti. Più tardi, con l'avvento della Cristianità, i disegni diventano verticali, si elevano verso Dio, basta pensare alla Cappella Palatina». Il fasto e lo scempio. Consolo indica un terrapieno denso di fichi d'India alle spalle della Villa, che contrasta con le sterpaglie attorno alle rovine, come se nessuno facesse manutenzione da mesi. «Il senso di quanto sia precaria la sopravvivenza di questo sito lo dimostra il fatto che i terreni tutt'intorno non siano mai stati espropriati. Negli anni Ottanta i pro-prietari hanno disboscato un antico noccioleto che faceva da barriera naturale. La conseguenza è stata che con l'alluvione del 1991 valanghe di fango e detriti hanno sommerso i mosaici, l'umidità si è infiltrata tra le tessere minacciandone per sempre la stabilità, intere sezioni sono andate perdute. C'è stato un processo, ma i responsabili sono stati tutti assolti...». La denuncia di Vincenzo Consolo è accorata, amara. «Turisti senza criterio continua Consolo continuano a gettare acqua sui pavimenti per vedere i colori più brillanti. Dissennati consolidamenti in cemento stanno facendo letteralmente scoppiare i mosaici, e così di tanto in tanto un custode di buona volontà cerca di chiudere i buchi con toppe di garza, e il risultato sono tutti quei crateri grigi che offendono lo sguardo». Consolo è pessimista. Non lo nasconde. «Si, adesso si parla di restauri e di una nuova copertura. Speriamo che non siano manovre politiche. C'è addirittura un commissario straordinario Vittorio Sgarbi, con pieni poteri. Ma la Villa del Casale è patrimonio dell'umanità. Non sarebbe stato meglio istituire un concorso tra i grandi architetti del mondo? Questi proclami mi fanno tremare. Di recente sono stato a Selinunte: si gira per gli scavi su automobiline elettriche, con un grottesco effetto Disneyland. E' questo il futuro di Piazza Armerina?».