Ambiente Le Vie Cave a Pitigliano. «Mancano i fondi» Allarme per i crolli. «Rischia di sparire» Le statue L' ultimo crollo pochi giorni fa nel camminamento più famoso del paese, la via cava di San Giuseppe, da millenni protagonista di un' antica processione notturna con figuranti incappucciati, torce e pupazzi ancestrali. Ma il bollettino delle frane e degli smottamenti è in continuo aggiornamento. Sono a rischio le vie di Fratenuti, di Poggio Cani, del Gradone, della Madonne delle Grazie. E nelle vicine Sorano e Sovana, accanto a straordinarie tombe etrusche, si stanno sgretolando il Cavone, San Sebastiano e San Rocco. «Se continua così rischiamo di cancellare per sempre un patrimonio culturale, storico e artistico di inestimabile valore», denuncia il sindaco di Pitigliano, Dino Seccarecci. La lenta agonia delle Vie Cave si consuma tra gli scenari delle colline del tufo, tra Amiata e Maremma, nella Piccola Gerusalemme (così è stata ribattezzata Pitigliano per le sue tradizioni ebraiche e le case scavate nella pietra) e nei paesi vicini dove gli etruschi avevano creato insediamenti e città. E scavato queste oscure e misteriose strade nella roccia, almeno quindici, nascoste da foreste e cespugli, strette e buie con pareti di roccia di venti metri di altezza coperte di vegetazione, improbabili canyon verdi dalle incredibili suggestioni. «Avevamo strappato una promessa di interventi all' allora ministro Rutelli - dice Pierandrea Vanni, sindaco di Sorano - poi il governo Prodi è caduto e tutto si è fermato. Non ci siamo arresi, però. Abbiamo scritto a Bondi. Gli abbiamo chiesto di inserire le Vie Cave in un progetto di salvaguardia e di farlo il più presto possibile. Ci appelliamo a tutta Europa, perché queste meraviglie sono un patrimonio non solo dell' Italia, in via di riconoscimento da parte dell' Unesco». Smottamenti e crolli sono provocati dalle radici degli alberi, dal ghiaccio e dalla friabilità del tufo che ha bisogno di interventi di consolidamento. Ma non solo. «Purtroppo non è stata fatta una costante opera di manutenzione - denuncia l' archeologo Giovanni Feo - ma si è intervenuti con saltuarie opere di restauro». Alcuni interventi i comuni di Pitigliano e di Sorano e la Comunità Montana li hanno programmati grazie anche ai contributi della Fondazione del Monte dei Paschi. «Da soli però non bastano », dice l' assessore Diva Bianchini. Non è la prima volta che le «colline del tufo» sono minacciate. Dodici anni fa, come ricorda Fabio Roggiolani, consigliere regionale di Sinistra ecologia e libertà, c' era chi voleva cementificare le Sorgenti della Nova, il più grande insediamento italiano nell' età del bronzo. «Allora vincemmo - dice -. Ora organizzeremo una marcia e chiederemo finanziamenti. La storia non si cancella così». L' esperto «Firmavano i loro vicoli, come i romani» Le vie Per andare da un punto all' altro nel modo più breve scavavano Anche per un chilometro PITIGLIANO - Gli etruschi erano un popolo pragmatico. Anche nella progettazione di strade. Non amavano itinerari tortuosi e dunque preferivano il tratto più breve. Anche a costo di scavare all' interno del tufo, «che è una roccia molto dura quando si consolida, ma facilmente scavabile - spiega Enrico Pellegrini, archeologo della Soprintendenza dei beni archeologici del Lazio, uno dei massimi studiosi delle Vie Cave -. Abbiamo trovato segni di piccone. Gli etruschi scavavano le strade in tratti di roccia lunghi anche un chilometro e poi, come i romani, firmavano la via con il nome della famiglia gentilizia che aveva finanziato i lavori». Pellegrini giudica le Vie Cave un esempio unico. «Sono immerse in un paesaggio bellissimo e sono vicine a insediamenti archeologici di rara bellezza come la tomba Ildebranda, un capolavoro etrusco, e il monumento funerario della Sirena». Una curiosità: la profondità degli scavi, oggi anche di venti metri, era inferiore a quel tempo. Nei millenni, infatti, la via è sprofondata nella roccia per almeno cinque metri. Le strade degli etruschi racchiudono anche tesori naturali. «La loro profondità garantisce umido e poca luce solare e in questo microclima si sono sviluppati licheni, felci ed altre piante rarissime». Nella via del Cavone è stata disegnata una svastica. «È un simbolo che per gli etruschi rappresentava il sole», spiega Pellegrini. M.Ga.
PITIGLIANO (Grosseto) - Il Gran Canyon scavato dagli Etruschi si sta sbriciolando
Riassunto in 200 parole:
Le Vie Cave a Pitigliano, in provincia di Grosseto, sono state colpite da crolli e smottamenti, che mettono a rischio la loro conservazione. Il sindaco di Pitigliano, Dino Seccarecci, denuncia che la lenta agonia delle Vie Cave si consuma tra gli scenari delle colline del tufo. Le strade scavate dagli etruschi sono state danneggiate dalle radici degli alberi, dal ghiaccio e dalla friabilità del tufo. Non è stata fatta una costante opera di manutenzione, ma si sono intervenuti con saltuarie opere di restauro. L'archeologo Giovanni Feo denuncia che la mancanza di interventi di consolidamento e di manutenzione è provocata dalla politica del governo.
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