Tra i troppi appelli che si fanno, vale la pena spenderne uno per le bancherelle dei libri di Milano. È rimasta una delle pochissime città italiane a conservarle e, a differenza di Roma o Torino, le ha sparse nelle diverse zone. Ne trovate a pochi passi dal Duomo e in Foro Bonaparte; ce ne sono in Loreto, in General Cantore, in Baracca o davanti al Tribunale. I loro clienti? Di ogni genere, ma molti sono giovani (per gli studenti resta un riferimento prezioso). Molte hanno chiuso i battenti e passano ai cinesi (a Porta Ludovica, in Foro Bonaparte accanto al dal Verme). Alcune sono state dimenticate, come quelle in piazza Cadorna o accanto alla chiesa di san Fedele, operanti fino agli anni ' 70. Quest' ultima fu protagonista di una storia milanese da non dimenticare. Era tenuta da Gaetano Manusè, un siciliano che giunse subito dopo la guerra. Nel volgere di qualche anno essa diventò un appuntamento giornaliero per Raffaele Mattioli, che vi trascorreva le pause; inoltre era visitata da Eugenio Montale e da Leonardo Sciascia. Certo, anche da altri: Montanelli, Buzzati, scrittori e giornalisti, persino cantanti e direttori della Scala. Poi Manusé - suo fratello Giuseppe gestisce da 47 anni una bancarella in Passaggio Santa Margherita, in faccia alla Loggia dei Mercanti - aprì un negozio nella Galleria Hoepli. Qualche anno fa lo chiuse. È morto il 6 marzo scorso. Nel ricordarlo vorremmo anche rammentare che le bancarelle sono ritrovi culturali. E sovente sono state simbolo di milanesità. Torno Armando Pagina 1