I restauratori non ci stanno più, e per protesta hanno deciso di restaurare gratuitamente la "Fontana di Nettuno" all' Aquila, sesto sito italiano per importanza artistico monumentale. Superfluo sottolineare quanto sia fondamentale il loro intervento nella conservazione del patrimonio artistico dopo la tragedia del terremoto dell' anno scorso. Oggi in Italia la categoria dei restauratori, composta da circa trentamila operatori con oltre diecimila imprese, si sente in pericolo. Per loro il futuro si delinea alquanto incerto in un paese che ha il più denso patrimonio artistico al mondo da tutelare, e che dopo catastrofi come quelle dell' Aquila, necessita di interventi urgenti. Lo hanno definito un vero e proprio colpo di spugna quello che potrebbe cancellare oltre il 90 dei restauratori oggi operativi. Con l' approvazione del decreto ministeriale 5309, che regolamenta le modalità per esser qualificati come "restauratori di beni culturali", la maggior parte degli operatori, dopo anni di lavoro nel settore, passati magari restaurando chiese e affreschi ma anche libri, strumenti musicali o arazzi, rischia di sparire dopo il 30 aprile, data dell' entrata in vigore della disciplina. Da quel momento saranno a tutti gli effetti restauratori solo quelli che hanno frequentato l' Opificio di Pietre Dure di Firenze, l' Istituto Centrale di Restauro a Roma, la Venaria Reale di Torino, oppure quelli in possesso di laurea specialistica quinquennale, accompagnata da due anni di pratica. Tanto per fare un esempio all' Icr di Roma possono accedere solo 15 persone ogni anno, ben poche rispetto alle centinaia di richieste. Chi invece ha frequentato corsi regionali, deve integrare gli attestati in possesso con certificazioni della Soprintendenza per documentare la responsabilità diretta fino ad otto anni di lavoro svolto sui beni pubblici, prima del 2001. Operazione non proprio semplice, anzi quasi impossibile, perché allora le certificazioni non erano necessarie ed è improbabile che possano esser rilasciate a distanza di tanto tempo: infatti molte imprese sono ancora lì ad aspettare risposte che forse non arriveranno mai. Per loro ci sarà la possibilità di accedere a un esame, una prova di idoneità, non ripetibile: ai bocciati sarà negata la qualifica di restauratori, per sempre. Ma anche essere esaminati, rimane impresa assai complessa: ci vuole la certificazione della Soprintendenza di quattro anni di lavoro svolto, che sottolinei la diretta responsabilità del candidato negli interventi, da vero direttore di cantiere, e non da anonimo dipendente. L' esame, diviso in tre momenti, comprenderà anche una prova pratica, oltre a un centinaio di domande generali, e alla progettazione di un' opera: Il problema è che a un restauratore di libri potrebbe capitare di doversi occupare della pellicola di un film, e non si tratta proprio della stessa cosa. Insomma i restauratori da quest' anno potrebbero ridursi drasticamente, e per gli esclusi non ci sarà futuro. A poco sono serviti gli emendamenti di Cna e Confartigianato, solo parzialmente accolti: per accedere all' esame, andranno bene anche le certificazioni di lavori svolti tra il 2001 e il 2009. Chi potrà dimostrare quattro anni ai attività anteriore al 2009, di diritto sarà "collaboratore restauratore", figura senza album e senza riferimenti al codice dei beni culturali. Comunque una parola decisiva sulla situazione la dovrà pronunciare il Tar del Lazio: per l' 11 maggio è atteso il suo parere sull' illegittimità e incostituzionalità della normativa. Intanto i restauratori non stanno fermi a guardare: si riuniranno presto, arrivando da tutta Italia, con il coordinamento della Cna, per cominciare entro il fatidico 30 aprile il restauro della "Fontana di Nettuno", importante simbolo per tutti gli abitanti della città nell' unica piazza aperta del centro storico dell' Aquila. Sarà un forte segnale della voglia di fare dei restauratori, preziosi custodi del nostro patrimonio artistico, e di una città che vuole rinascere.