MASSA. «Non abbiamo mai espresso alcun parere nè dato autorizzazioni sul progetto scale mobili al castello. Anche perchè il Comune ci ha invitati sì a una conferenza di servizio preiminare sull'argomento. Ma senza indicare data e luogo». Così la Soprintendenza di Lucca dice la sua sul progetto delle scale mobili. Il "non ci hanno interpellato" della Soprintendenza è contenuto in una lettera che i "Beni culturali" hanno trasmesso in risposta a un esposto di Italia Nostra, dalla prima ora contraria alle scale mobili, e suona come una tirata d'orecchie all'amministrazione civica di Massa. Un garbato dissenso, diciamo così, che diviene ben più esplicito qualche passaggio più avanti della lettera. Dove si legge: «Alla dottoressa Franca Leverotti (la firmataria dell'esposto di Italia Nostra), in ogni caso, è stata anche fatto presente che nelle occasioni in cui è stato ufficiosamente introdotto l'argomento, sono stati espressi dubbi (da parte della Soprintendenza per i beni e le attività culturali di Lucca ndr.) circa la soluzione che si stava adottando, e nella sfera della normale dialettica e collaborazione tra enti, è stato suggerito di studiare anche altre soluzioni che fossero meno impattanti per il territorio». La tirata d'orecchi si trasforma poi in un vero schiaffo nell'ulteriore passaggio della lettera: «Detto questo - scrive ancora la Soprintendenza (la missiva è firmata dal responsabile dell'istruttoria Tobia Di Ronza e dal soprintendente a interim Agostino Bureca), meglio sarebbe stato, ad avviso della scrivente, se il Comune si fosse attivato per recuperare il castello nella sua integrità architettonica e storica per restituire alla città un monumento restaurato. Infatti, l'ente (il Comune ndr.) allo stato delle cose, dovrebbe avere maggiore interesse a veder rinnovata la convenzione attualmente in fase di valutazione, per la gestione del bene». Insomma, la Soprintendenza avanza una mezza minaccia: quella di non rinnovare la convenzione con cui il ministero dei Beni culturali (da cui la Soprintenza dipende) affida al Comune la gestione del castello Malaspina. Infine, la Soprintendenza, sempre in riferimento all'esposto di Italia Nostra specifica che la realizzazione delle scale mobili incide «solo parzialmente sul territorio sottoposto a vincolo paesaggistico. Il problema, infatti, si prospetta solo per l'area circostante il castello vincolata con decreto del 1959». Per Italia Nostra, le parole della Soprintendenza sono una conferma delle sue buone ragioni per dire no alle scale mobili. E l'associazione rilancia. Per domani alle 10 organizza una visita guidata alla zona dove dovrebbero passare le scale mobili. Al sopralluogo parteciperanno storici e tecnici di Italia Nostra che cercheranno di indicare percorsi alternativi. Ma l'amministrazione civica reagisce con forza. E la vicesindaco scrive - vedi sotto - al ministro Bondi.