Ancora polemiche sul progetto delle scale mobili per il castello. Stavolta è Franca Leverotti, ordinaria di Storia medievale alla Bicocca di Milano ed esponente di Italia Nostra a dire il suo no, a contestare la vicesindaca Martina Nardi e ad annunciare: anch'iio mi sono rivolta al ministro Sandro Bondi. «I solitari fautori delle scale mobili - scrive - sperano di attirare visitatori accorciando di una decina di minuti la salita al castello, trascurando però la complessa architettura interna che non lo rende facilmente agibile. I contrari (la maggioranza) oppongono che sono esageratamente costose e ancora di più lo sarà la manutenzione, essendo utilizzate per un paio di mesi all'anno; inoltre non porteranno vantaggi agli esercizi commerciali tagliando fuori tutta la città, mettono a rischio la stabilità della collina, deturpano irrimediabilmente il paesaggio». Il castello, prosegue, è vincolato sulla base della legge 149739, nel 1957 e fu cura della commissione provinciale del paesaggio, presieduta da Pietro Bondielli, «di estendere un vincolo paesaggistico all'intera collina la quale oltre a formare un quadro di non comune bellezza, costituisce un caratteristico complesso avente valore estetico e tradizionale. E dove, in anni recenti, sono stati rinvenuti in questa zona reperti dell'età del bronzo ed etruschi». Stupisce dunque, argomenta la docente, che «l'amministrazione non abbia tenuto in nessuna considerazione questo vincolo, che compare anche nelle carte allegate al Piano strutturale, stupisce anche la rapida conversione alle scale mobili, quando nel primo progetto Piuss, si parli di "ascensore o funicolare". Stupisce, infine, che alla conferenza dei servizi non sia stata invitata la Soprintendenza archeologica di Pisa e che la lettera di invito alla Soprintendenza ai Beni Ambientali di Lucca non riportasse il giorno e l'ora della convocazione». (Ma su questo, va detto, il Comune esibisce una lettera in cui sono ripotati giorno e ora della riunione ndr.). Ignoranza o disprezzo delle regole?» Leverotti annuncia poi di essersi rivolta alle soprintendenze di Lucca e di Pisa, alla soprintendenza regionale di Firenze e al Ministero, alla segreteria particolare del ministro Bondi, al direttore generale e al presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali: «Speriamo che almeno queste istituzioni salvaguardino il paesaggio a vantaggio della città». Infine, l'ultimo affondo: Il Comune di Massa si deve attenere a una serie di prescrizioni affinchè la Sovrintendenza archeologica di Pisa possa esprimere il suo parere sulle scale mobili. Oltre al progetto preliminare, queste prescrizioni sono: una relazione contenente gli esiti delle indagini geologiche ed archeologiche preliminari, con particolare attenzione ai dati d'archivio e bibliografici reperibili, all'esito delle ricognizioni volte all'osservazione dei terreni, alla lettura della geomorfologia del territorio, nonché, per le opere a rete, alle fotointerpretazioni». Materiale che non avrebbe, secondo Leverotti, mai prodotto.
MASSA. Vincoli ignorati sulle scale mobili Intervenga Bondi
La docente Franca Leverotti, ordinaria di Storia medievale alla Bicocca di Milano, ha espresso il suo dissenso sul progetto di installazione delle scale mobili al castello di Massa. Secondo la Leverotti, il progetto è stato presentato senza considerare il vincolo paesaggistico del castello, che è stato esteso con la legge 149739 del 1957. Inoltre, la docente ha affermato che il progetto non tiene conto della complessa architettura interna del castello e che le scale mobili potrebbero mettere a rischio la stabilità della collina e deturparne il paesaggio. La Leverotti ha anche affermato che il progetto è troppo costoso e che non porterà vantaggi agli esercizi commerciali della città.
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