Luca De Fusco, 47 anni, da cinque alla guida del Teatro Stabile del Veneto (di recente è stato riconfermato fino al 2009), è stato appena eletto presidente dei Teatri Stabili italiani. Una carica, oltre che prestigiosa, diffìcile dal momento che si affacciano sul futuro della scena nazionale inquietanti parametri che, se confermati, ne minaccerebbero sia l'espansione sia la stessa esistenza. A De Fusco che, in questi ultimi tempi, ha diretto spettacoli che hanno circuitato in tutta la penisola accolti da un successo incontrastato di critica e di pubblico, dai Veneziani sulla vita di Casanova fino al Viaggio a Venezia sul mondo di Hofmannstahl e alla recente Bottega del caffè, rivolgiamo anzitutto la domanda se condivide la recente presa di posizione di Riccardo Muti sui ventilati tagli alla cultura. Cosa ne pensa un uomo di teatro che ha aperto alla fruizione pubblica Ca' Rezzonico e ha scritturato registi come Besson, Lassalle e Scaparro? «Condivido pienamente il pensiero del maestro Muti. La mia posizione, come presidente dei teatri pubblici italiani, non può che concordare sul fatto che non basta salvare il Fondo Unitario dello Spettacolo con le erogazioni ministeriali stabilite di volta in volta. Quando Paesi a noi vicini come la Germania, la Spagna e la Francia non si pongono nemmeno il problema di tagliare le spese, e Parigi - tanto per fare un esempio -spende per la .sola Comédie Frarupaise, l'equivalente del cinquanta per cento di ciò che lo Stato italiano pianifica per tutta la prosa». Cosa rimprovera agli enti pubblici? «Guardi Venezia. Da due anni si è aperto un acceso dibattito col Comune che vorrebbe diminuire di parecchio i contributi al Teatro Goldoni che, per questo motivo, si trova a rischio». Come si può ovviare a una simile eventualità? «Seguendo l'esempio di Milano dove l'assessore Carrubba ha deciso di preservare le istituzioni eliminando quelle che si potrebbero definire le libere attività dell'assessorato». Lei ha coprodotto spettacoli con altri Stabili italiani, da Genova a Palermo e Catania. Attualmente cosa auspica da un punto di vista produttivo? «Valorizzare a fondo le piccole e medie forze venete. A Verona, per esempio, c'è il Teatro Nuovo di Paolo Valerio che spera di essere qualificato come Stabile privato. Mentre a Belluno, la compagnia TIB mette in cantiere spettacoli sia per ragazzi sia per adulti di livello pregevolissimo. Il futuro di uno Stabile risiede nella collaborazione e non nell'esclusione. Come in passato ho fatto con le forze maggiori collaborando, come nello spettacolo Il viaggio a Venezia sia con la Fenice che ci ha dato l'orchestra sia con l'Arena di Verona che ci ha fornito il corpo di ballo». Cosa prepara per le prossime stagioni? «Un grande festival del teatro del Settecento nel nome di Gozzi, di cui nel 2006 si celebra il bicentenario della morte e nel nome di Goldoni di cui festeggeremo nel 2007 il trecentesimo anniversario della nascita. Nel frattempo dedichiamo al Cogidor una nuova edizione della Trilogia della villeggiatura e un omaggio a Petrarca a cura di Cesare De Michelis in tutti i luoghi e i teatri della città dei Dogi. Ma prima, come d'obbligo, devo confrontarmi col Consiglio d'amministrazione».