SALDAMENTE piazzato nella classifica dei 300 uomini più ricchi della Svizzera con un patrimonio da mezzo miliardo di euro, il mercante d'arte Pierre Huber gode di una fama internazionale. Di portata planetaria, nel ristretto mondo dell'arte contemporanea, sono però anche le polemiche di cui è stato protagonista. Il grande intuito nella scoperta di talentie l'indubbia capacità di fare affari sono state le doti con cui ha costruito un patrimonio dai contorni suggestivi. Di lui si dice possieda un'intera isola al largo di Cartagena, in Colombia (Huber è residente in America Latina) e una favolosa tenuta a Cascais, in Portogallo, ma di certo ci sono i suoi "exploit" nel mercato dell'arte. Nel 2007 un'asta da Christie's a New York dove furono battute 74 delle sue 3.500 opere d'arte raccolse la cifra record di 17 milioni di euro, e passò alle cronache anche per lo strascico di polemiche. Alcuni importanti artisti americani, come Mike Kelley, l'accusarono di aver comprato a prezzi bassi le opere poi vendute per più di 1 milione di euro dicendo che le avrebbe destinate a un museo o a un'istituzione pubblica. «Huber mi ha mentito - accusò Kelley- ha comprato la mia opera sottocosto». «Il mercato dell'arte è comunque un mercato - rispose il mercante d'arte- non si può pensare che io compri senza mai vendere». Indiscusso il talento di Huber nell'identificare fenomeni nascenti, soprattutto indiani, pachistani, iraniani e cinesi, destinati al successo. Tra le sue scoperte l'indiano Subodh Gupta, autore del teschio gigante costruito con utensili da cucina esposto di fronte a Palazzo Grassi a Venezia che dopo la consacrazione alla Biennale del 2005 è arrivato a quotazioni che sfiorano il milione di dollari. Indicato come uno dei principali autori del rinnovato successo della Fiera di Basilea, ha poi lasciato il comitato direttivo in polemica con il progetto di espandersi a Miami, definita «patria dell'arte usa e getta». È ospite fisso del salone di Parigi e fu uno dei primi a rivolgersi ai mercati emergenti della Cina e dell'estremo Oriente. Proprio questa competenza lo portò a diventare direttore artistico di Shanghai Contemporary, "trasferta" cinese su cui Bologna Fiere ha puntato molto per accendere i riflettori su un mercato giovane e in ascesa. Le polemiche legate all'asta da Christie's hanno un po' appannato una fortuna che Huber continua comunque a definire "solida", in un settore che muove grandi capitali. Protagonista di un mondo affascinate e dai contorni sfuggenti come quello del mercato dell'arte contemporanea, è entrato anche nel libro appena pubblicato in Francia dalla casa editrice Fayard, «Grands et petits secrets du monde de l'art», un libro inchiesta sui grandi e piccoli segreti del mondo dell'arte. «Ci sono troppi soldi oggi nel mondo dell'arte contemporanea - ha dichiarato Huber in una recente intervista - i diversi soggetti dell'arte stanno perdendo un po' la testa. Ma io sono sempre interessato a scoprire artisti di talento e ad aiutarli a far decollare una carriera».
BOLOGNA - Monsieur Pierre, il mercante d'arte che si è comprato un'isola per i weekend
Pierre Huber, mercante d'arte svizzero, è classificato tra i 300 uomini più ricchi della Svizzera con un patrimonio di mezzo miliardo di euro. È famoso per la sua capacità di scoprire talenti e fare affari. Ha costruito un patrimonio con la sua attività nel mercato dell'arte contemporanea. Ha partecipato a un'asta da Christie's a New York nel 2007, dove sono state vendute 74 delle sue 3.500 opere d'arte per 17 milioni di euro. Alcuni artisti americani hanno accusato Huber di aver comprato le opere a prezzi bassi e di averle vendute per più di un milione di euro. Huber ha risposto che il mercato dell'arte non si basa sulla vendita senza acquisto.
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