LA PEREQUAZIONE urbanistica è nata in Italia col 21 Congresso I.N.U. (Istituto Nazionale di Urbanistica) del 1995, durante i lavori del quale l'I.N.U. stimolò lo Stato a promuovere una legge urbanistica riformatrice. Però proprio la mancanza di una legge e numerosi interventi della giustizia amministrativa, hanno posto in evidenza che la "perequazione" possiede aspetti problematici di varia natura: urbanistica, giuridica, fiscale, oltre che economico- finanziaria. Certamente, su diversi argomenti riguardanti l'urbanistica riformista, ha potere legislativo lo Stato e quindi, mancando una legge quadro, le Regioni italiane adottano leggi quanto più in aderenza ai fabbisogni necessari e anche al fine di contrarre gli oneri espropriativi delle aree destinatea servizi pubblici e di pubblica utilità. Dalla fine degli anni '90 urbanisti e giuristi del diritto amministrativo vanno affermando che la "perequazione", la compensazione dei vincoli espropriativi, gli incentivi volumetrici, i contributi straordinari, e la commerciabilità di diritti edificatori, sono di difficile applicazione nelle leggi regionali o in norme tecniche per l'attuazione di piani regolatori in mancanza di una legge nazionale. È certamente giunto il momento per promuovere una forte ed accelerata azione di governo perchè la legge urbanistica nazionale (legge quadro), che da oltre un decennio è in stand-by tra Camera e Senato, sia approvata definitivamente anche per indurre le Regioni a legiferare con dovute certezze in materia di urbanistica riformista nata dal basso e sollecitata dall'I.N.U. Lo Stato non si è ancora dotato quindi di una legge urbanistica riformista, nè ha pensato di confezionare uno Statuto Tipo del territorio dei Comuni italiani, per facilitare gli obiettivi di rendere la pianificazione riformista equa e veramente efficiente per la ricucitura delle periferie, urbane creando quella quantità di servizi necessari a rendere unita socialmente la città contemporanea. Le recentissime sentenze del Tar Lazio, le quali hanno minato il nuovo Prg di Roma con l'attacco alla "Perequazione Urbanistica", stanno creando non poche preoccupazioni per l'avvenire dei più moderni Piani regolatori e leggi regionali a contenuto riformista, con le previsioni dei modelli di perequazione. Anche per il futuro P.U.G. della città di Bari, che dovrà sostituire il vigente piano regolatore Quaroni, non sono pochi gli interrogativi. Già i progettisti del Piano Urbanistico Generale (P.U.G.) di Bari nel fanno notare: "Dal punto di vista dei criteri e delle metodologie da seguire per l'applicazione della perequazione urbanistica, nel caso del P.U.G. di Bari la situazione di partenza si presenta molto diversa", poichè "nel caso del P.U.G. della città di Bari l'allestimento del sistema perequativo non può che partire da alcuni rilevanti dati di fatto" fra i quali il più serio e il più critico è "l'ammontare di un residuo di 15 milioni di metri cubi per le destinazioni residenziali e terziarie". E' del tutto evidente che quanto fanno notare i progettisti del P.U.G. riguarda il futuro della città di Bari. ingegnere
URBANISTICA - senza leggi, lo Stato al rallentatore
La perequazione urbanistica è stata introdotta in Italia nel 1995 con il 21 Congresso I.N.U. (Istituto Nazionale di Urbanistica). Tuttavia, la mancanza di una legge nazionale e numerosi interventi della giustizia amministrativa hanno evidenziato problemi di varia natura, come urbanistica, giuridica, fiscale e economico-finanziaria. Le Regioni italiane adottano leggi in aderenza ai fabbisogni necessari e per contrarre gli oneri espropriativi. Urbanisti e giuristi del diritto amministrativo sostengono che la perequazione è di difficile applicazione nelle leggi regionali o in norme tecniche.
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