I sigilli della giustizia alle carte nella Casa dl Arezzo L'ipotesi: dietro la «vendita» una tentata truffa allo Stato? No, questa vendita vasariana non si può fare. Lo stabilisce la giustizia. Non necessariamente rossa, verde o di chissà quale colore. Gli eredi del conte Festari non possono vendere (o minacciare di vendere) alla società moscovita Ross Engineering l'Archivio vasariano per 150 sonori milioni di euro e per il quale, proprio ieri, il ministero dei beni culturali perdeva il diritto di essere acquirente favorito. Basterebbero le lettere di Giorgio Vasari a Michelangelo, per tacere delle sue corrispondenze con letterati, artisti e nomi importanti del 500, per sapere che le carte del critico d'arte architetto e pittore nella sua casa d'Arezzo non devono fuggire dall'Italia, D'altronde hanno due vincoli: devono restare in Italia e nella Casa vasariana. Se c'era un rischio a breve lo hanno sventato i carabinieri del nucleo tutela del patrimonio artistico su ordine della Procura di Roma: una settimana fa, il 20 marzo, ma si è saputo ieri, l'Arma ha apposto i sigilli alla stanza che conserva l'Archivio. L'ipotesi convalidata dal Gip è di «tentata truffa aggravata ai danni dello Stato». Il capitano dell'Arma Romano non si sbilancia: «L'Archivio ora è sotto sequestro e non si muove, finché le indagini non saranno concluse la Procura ha nominato - come custode giudiziario il custode della casa-museo». Neanche il ministero e la sovrintendenza archivistica toscana possono metterci mano, senza permesso del giudice. Ancor meno i proprietari, gli eredi del conte Festari. I cui legali dicono (provocatoriamente?) di aver già venduto le carte alla holding russa e che potrebbero impugnare il sequestro. «Sono perplesso, l'archivio è in cassaforte, non corre pericolo e non credo l'Archivio sia l'oggetto del reato", commenta Cosulich, avvocato della famiglia. Cos'ha fatto scattare il sequestro? «Gravi indizi» sull'identità degli acquirenti russi. 1150 milioni, ai quali il ministero aveva contrapposto i pi ragionevoli 2,6 milioni, sono spropositati, fuori mercato? «Esattamente», conferma il capitano. Allora la Procura suppone che quella somma sia stata sventolata in realtà per spingere lo Stato a correre e sborsare pi del dovuto? O forse c'è anche altro: la famiglia Festari deve alla società di riscossione tributi Equitalia 700 o 800mila euro per imposte non pagate e la contesta, Equitalia tenta il pignoramento, la famiglia è in un ginepraio. Ieri il sindaco aretino Giuseppe Fanfani e Walter Veltroni hanno plaudito al sequestro invocando chiarezza sulla vendita. E quando affermano che troppi punti oscuri inquinano questa vendita hanno fondati motivi, per dirlo.