Nel caso Vasari rientra in gioco la Fraternita che ha dato il via a ricerche documentarie per ricostruire tutta la storia delle Carte Vasari attraverso atti, rogiti, lasciti, testamenti riservandosi di procedere per vie legali per rivendicarne eventualmente l'eredità. Ricercatori e avvocati sono già al lavoro incaricati dall'ente e dal Primo Rettore Liletta Fornasari. E infatti il testamento del Vasari parla chiaro. Nelle sue ultime volontà datate 25 maggio 1568 Vasari nomina «erede fidecommissaria» dell'intero suo patrimonio la Fraternita dei Laici di Arezzo in caso si fosse estinta la linea maschile della famiglia. Ma il 2 ottobre 1685 la Fraternita, su richiesta di Francesco Maria di Lorenzo Vasari, rinuncia ai beni mobili dell'eredità Vasari restando proprietaria di quelli immobili. Alla morte di Francesco Maria (l'ultimo dei Vasari), nel 1687, tra gli esecutori testamentari c'è il senatore Tommaso Spinelli (da cui i Festari erediteranno le carte). E qui la vicenda comincia a ingarbugliarsi perchè le carte vengono considerate bene mobile e quindi a disposizione degli esecutori tanto che alcune filze saranno vendute, le stesse che sono attualmente in America, e «disperse». In realtà le carte avrebbero dovuto essere considerate bene immobile perchè conservate nell'archivio di famiglia di Casa Vasari. La prima parte della guerra legale comincia con la Fraternita che le rivendica finché il conte Luciano Rasponi Spinelli le affida nel 1921 in «deposito perpetuo» al Comune di Arezzo a condizione che vengano conservate, valorizzate e date in consultazione nella casa aretina del Vasari acquistata nel 1911 dallo Stato e dichiarata casa-museo. E' con il «deposito perpetuo» che la Fraternita rinuncia a qualsiasi diritto sull'archivio. Arrivando ai tempi nostri nel 2005 la Corte d'Appello di Firenze revoca il deposito perpetuo consentendo la riconsegna delle Carte Vasari agli eredi Festari. Ed è qui che rientra in gioco la Fraternita. «La revoca del deposito perpetuo, che era una clausola ferrea inserita dalla Fraternita, potrebbe invalidare la rinuncia dell'ente all'eredità sull'Archivio. Ci stiamo muovendo per verificare tutti gli atti ma agiremo solo quando avremo in mano dati certi sottolinea il Primo Rettore Fornasari il caso comunque non è chiuso».