I carabinieri sequestrano l'Archivio Vasari di Arezzo Senza fine la saga dell'Archivio Vasari di Arezzo: dopo l'annunciata vendita a una società russa lo scorso ottobre, la procura di Roma lo ha fatto sequestrare per sospetta truffa ai danni dello stato. A suo tempo la notizia fece grande scalpore: l'Archivio Vasari di Arezzo finisce nelle mani dei russi. Via un altro pezzo della storia d'Italia. Il grande accusato pubblico fu lo stato che avrebbe dovuto impedire la vendita. Ma la cifra pattuita dalla famiglia Festari (eredi dell'archivio) sembrava davvero troppo alta: 150 milioni. Sono passati 5 mesi da quella notizia, e quel fondo - 31 filze di documenti redatti dallo storico dell'arte rinascimentale Giorgio Vasari, tra cui scritti privati, carteggi e bozzetti indirizzati a personaggi come Michelangelo o Cosimo I de Medici - sono stati messi sotto sequestro dai carabinieri per ordine della Procura della Repubblica di Roma. La motivazione: «gravi indizi di reità per tentata truffa aggravata ai danni dello stato». Ora l'indagine dovrà fare chiarezza sulla vicenda. «La questione mi è sempre sembrata piuttosto torbida - sostiene il sindaco della città, Giuseppe Fanfani, avvocato penalista . Non si capiva come mai ci fossero dei privati interessati ad acquistare un archivio vincolato, che dunque non può essere venduto se non nella sua interezza e soprattutto può essere spostato dal luogo in cui si trova, a una cifra simile. Non solo approvo il sequestro, ma se si arriverà a un processo, il Comune di Arezzo sta valutando la possibilità di costituirsi parte civile». Analogo il parere del critico d'arte Vittorio Sgarbi: «Ma quali russi: questa vicenda è una bufala. L'operazione è una montatura ideata per alzare il prezzo dell'archivio. Lo stato avrebbe fatto bene a non fare nulla, perché in ogni caso il fondo non poteva essere portato all'estero. Di solito però i patrimoni vincolati vengono donati dagli eredi allo stato, oppure vengono sì venduti, ma per cifre che non superano il milione o i due milioni». Ci sono casi virtuosi di collaborazione tra pubblico e privato, come la Galleria Colonna o Villa Doria Pamphili: le collezioni non possono muoversi da lì, ma lo stato, accordandosi con i proprietari, ne garantisce l'accessibilità. La legge a riguardo, infatti, esiste ed è efficace, dice Cristina Acidini, soprintendente del Polo museale di Firenze: «Lo stato può garantire che i beni non escano dal paese e restino accessibili con la notifica di interesse. E' lo strumento più efficace». Ma non si sarebbe potuto intervenire prima? «Non conosco la vicenda nei dettagli - commenta il direttore del Museo degli Uffizi di Firenze Antonio Natali - ma in generale credo che lo stato abbia non solo il diritto di garantire l'integrità dei beni ritenuti importanti per il paese, ma anche il dovere di stanziare fondi necessari per farlo». Di casi simili, infatti, un paese come l'Italia è potenzialmente pieno. Anche se, commenta Sgarbi, «una vicenda così in Italia non si era mai vista: un'operazione architettata per truffare lo stato». La reazione all'atto della Procura da parte degli eredi dell'archivio non si è fatta attendere: "Un tentativo disperato di bloccare la vendita», ha detto l'avvocato Guido Cosulich che rappresenta la famiglia Festari. L'avvocato non esclude l'impugnazione del sequestro.