L'Archivio conteso. Prosegue la querelle tra le istituzioni e gli eredi Festari. interviene la magistratura Non una vendita legittima, ma un tentativo di truffare lo Stato. Sono i magistrati questa volta a porre un sigillo (verosimilmente non l'ultimo), sull'archivio Vasari di Arezzo, firmando pm e gip di Roma un decreto di sequestro e decidendo la formale apertura di un'inchiesta. Un nuovo colpo di scena, che sospende senza annullare le dispute tra eredi con il fisco (sono debitori di oltre 700 mila euro e per questo Equitalia ha chiesto e ottenuto il pignoramento dell'archivio e l'asta giudiziaria) e le querelle con sovrintendenza, ministero dei Beni culturali e Comune preoccupati per l'annunciata vendita della collezione (contiene anche autografi di Michelangelo) a una società russa per 150 milioni di euro, 60 volte il valore stabilito a suo tempo come base d'asta. Secondo il pm, Pierluigi Cipolla, dietro la supervendita tra la famiglia Festari, proprietaria dell'archivio, e la società russa Ross Group, presieduta dal magnate Vasilij Stepanov, si nasconderebbe un gioco al rialzo. Un tentativo, forse anche maldestro, di indurre lo Stato, in caso di prelazione, a sborsare un sacco di milioni in più del reale valore (se non, addirittura, restare fuori dalla possibilità di esercitare quel diritto). Anche il gip gli dà ragione e firma il decreto di sequestro con l'ipotesi di tentata truffa aggravata contro ignoti. «Il reato di tentata truffa - confermano gli avvocati degli eredi, Cosulich e Marchetti - potrebbe essere stato formulato dai magistrati proprio per questa convinzione». Secondo i legali, però, è una tesi assurda. «Nessuno pensava che il ministero potesse pagare l'archivio 150 milioni di euro, cioè la stessa cifra offerta dai russi», aggiungono. Eppure la «tesi assurda» sarebbe suffragata da informative acquisite dal magistrato che ipotizzano l'inconsistenza dell'atto di vendita e la non volontà dei russi di comprare l'archivio. Ipotesi, quest'ultima, avanzata anche dal tribunale di Arezzo nella sentenza con la quale si dichiarava legittima l'asta giudiziaria, disposta dopo il pignoramento di Equitalia e bloccata dagli avvocati della famiglia Festari. La prossima settimana il pm Cipolla ascolterà «come persone informate sui fatti» i proprietari dell'archivio e altri personaggi che hanno partecipato all'affare. Poi deciderà se emettere avvisi di garanzia. I legali degli eredi, che ancora non hanno ricevuto l'atto di notifica del sequestro, pensano a un eventuale ricorso al Tribunale del riesame. «La notizia del sequestro conferma la fondatezza delle perplessità espresse in più occasioni dal ministro Bondi sull'acquisto - si legge in una nota del ministero - che nell'immediatezza della vicenda aveva disposto la trasmissione degli atti ai carabinieri». Soddisfazione è stata espressa anche da Walter Veltroni: «Il sequestro della mgistratura è importante ed è una conferma delle molte perplessità che circondano questa vendita, sulla quale informai i ministri Maroni e Bondi».
Vasari sotto sequestro. Si indaga per tentata truffa
Un archivio storico di Arezzo, contenente autografi di Michelangelo, è stato sequestrato dalla magistratura. La famiglia Festari, proprietaria dell'archivio, aveva venduto la collezione a una società russa per 150 milioni di euro. I magistrati ritengono che si sia trattato di un tentativo di truffa, poiché il prezzo pagato era molto alto e il ministero non avrebbe potuto pagare l'archivio. La famiglia Festari e i suoi avvocati sostengono che la tesi sia assurda e che il reato di tentata truffa sia stato formulato per questo convincimento. La prossima settimana il pm ascolterà testimonianze e deciderà se emettere avvisi di garanzia.
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