SIPARIO Il palcoscenico e il suo funerale Nonostante le amputazioni al Fus, il ministero della cultura «festeggia» oggi i teatri d'Italia mentre la politica invade a colpi di nomine i cda. A Roma le mani di Alemanno su Opera e Stabile e a Prato il sindaco del polo azzera Metastasio e Fabbricone Gianfranco Capitta Oggi dovrebbe essere festeggiata la «giornata del teatro», quasi ad aggiungere un'altra festa inutile e tautologica a quelle della mamma e del papà. Quest'anno, con i tagli operati al settore dal governo (destinati a diventare amputazioni letali nei prossimi due esercizi finanziari) suona piuttosto sinistra, a dispetto dello spot, molto flou e molto «vecchie glorie», di cui governo e tv ci hanno inondato. Tanto che gli attori, prime vittime di questa festafunerale, si sono mobilitati da parecchi giorni, denunciando la cosa dai loro palcoscenici (a cominciare dal Piccolo di Milano), e proponendo per oggi un gesto simbolico, che scopre l'inutilità funeraria della celebrazione. Porteranno ciascuno un fiore stamattina davanti al teatro più importante della città dove si trovano, in un omaggiodenuncia a quel caro estinto della cultura italiana che rischia di essere il teatro. A Roma l'appuntamento cimiteriale è davanti al teatro Argentina, il cui coma, come vedremo tra poco, è davvero molto avanzato. L'argomento di questa «giornata» risulta invece molto forte per l'accostamento alle elezioni che si terranno il giorno dopo in quasi tutta Italia. Deve essere stato sicuramente anche questo a spingere palazzo Chigi ad amplificare la «ricorrenza», ma diventa agli occhi dello spettatore una metafora trasparente della situazione, perché da ogni parte si concorda che la malattia più grave sia purtroppo l'invadenza, fin sulle scene, della «politica». Al di là delle sciocchezze strumentali sparate alternativamente da Bondi e da Brunetta che sono solo l'amplificazione di quello che il Capo pensa di tutto ciò che rompe la propria arroganza totalitaria, quello delle mani dei partiti sullo spettacolo, oggi può perfino servire a capire meglio i pericoli che corre l'intera società. Non a caso è tutto fermo ancora per due giorni, salvo scatenarsi da martedì su nomine e padrinati in base alle percentuali ottenute. Quella dei partiti è un'ombra nefasta che ormai entra, con situazioni perfino inedite e curiose, nella profondità della macchina culturale. Proprio a Roma è paradossale lo stallo delle istituzioni pubbliche. All'Opera lo strapotere di Alemanno e della sua giunta ha opacizzato a forza un teatro che non è mai stato per altro di grande livello. Ma allo Stabile la situazione è ancora peggiore, ridotto senza direzione dal conflitto, evidentemente insanabile, tra due esponenti dello stesso Pd, entrambi arrivati attraverso Veltroni ad essere direttore e presidente dell'ente, Giovanna Marinelli e Oberdan Forlenza. Col risultato che dalla settimana prossima potrebbe arrivare un nuovo responsabile artistico scelto dal Campidoglio (Luca Barbareschi o più probabilmente Luca De Fusco), mentre nel frattempo l'Argentina, l'India e l'abortito sistema dei Teatri di cintura vengono tenuti in rianimazione da un responsabile amministrativo e dall'antica dirigente della produzione richiamata in servizio dalla pensione. Un teatro che aspirava ad avere la definizione di «nazionale», a stento ora mantiene l'interesse «regionale». Nei listini di Bonino e Polverini d'altra parte sono presenti rispettivamente un ex danzatore dell'Opera, Raffaele Paganini, e un'attrice che fino a ieri si professava «di sinistra» come Pamela Villoresi, che si autocandidano alla responsabilità della cultura... Più significativo allora è il caso di Prato, dove Metastasio e Fabbricone erano da più di dieci anni il Teatro di tutta la Toscana, regione la più avanzata nell'appoggio alla ricerca e alla cultura teatrale. La bruciante vittoria a Prato della destra l'anno scorso, ha scatenato un processo davvero perverso. Il sindaco Cenni, imprenditore di brusche maniere e poco avvezzo alle procedure democratiche, ha deciso di licenziare il direttore Federico Tiezzi due settimane fa, alla scadenza del mandato. Non importa che il regista abbia fatto un ottimo lavoro nel territorio e sui palcoscenici: al sindaco non piace, anche perché vuole nominare lui la nuova direzione, che ha individuato in Paolo Magelli coadiuvato da Massimo Luconi (che a Prato è già stato direttore del teatro, ma anche presidente, e prima ancora assessore). Il sindaco salta tutte le formalità, anche per vincere le resistenze degli altri enti locali che del teatro sono soci, e quelle del consiglio d'amministrazione, che anche se nominato dalla giunta precedente, è l'unico che può nominare la direzione. Il primo cittadino invece, con prassi assai inusuali, ha fatto memorie di giunta e deliberazioni comunali con tanto di nomi; ha nominato una consulta per il rilancio della cultura pratese che dalla scena ha scelto lo stesso Magelli e Giorgio Panariello. Almanacca di cose teatrali che evidentemente non conosce, auspicando un taumaturgico ingresso del Metastasio in una associazione privata e volontaria di teatri europei (la Convenzione) da cui si aspetta finanziamenti e tournée europee, mentre invece ha un costo associativo da pagare e poche piazze da scialare. Mette come manifesto la apertura a tempo pieno del bar del teatro e altre generiche ambizioni, quasi solo a ribadire il proprio potere. Certo prende a modello il leader del suo schieramento e del governo attuale, ma questa operazione così sfacciata rischia di farlo discendere dall'imperatore Caligola. Eppure, proprio in Toscana, ci sarebbe appunto il sistema culturale più evoluto e più attento al nuovo. Un grande lavoro lo ha fatto l'assessore regionale attuale Paolo Cocchi, e una garanzia di continuità e sviluppo offre il candidato governatore Enrico Rossi. Ad ascoltarlo (e applaudirlo) ieri l'altro c'era il Teatro di Rifredi gremito dalla totalità dello spettacolo toscano. E il punto programmatico su cui Rossi insiste di più è proprio quello dell'autonomia della cultura, «anche quando la politica può non capirla, perché sta sperimentando il nuovo». Con un riferimento che si attaglia a pennello ai problemi veri di Prato, città per metà cinese, Rossi confida nella crescita culturale come fattore di integrazione, e quindi utile a dare maggiore sicurezza alla società tutta. Con un senso di responsabilità e rispetto a ogni linguaggio culturale, che è davvero molto raro, anche a sinistra. E non basta la consolazione che a destra sia del tutto inesistente. Foto: LAVORATORI PRECARI ALLA SCALA FOTO AP . A DESTRA K.C. THE SUNHINE BAND NEI '70
Il palcoscenico e il suo funerale
Oggi si celebra la giornata del teatro in Italia, ma il settore sta subendo tagli e amputazioni. Gli attori si sono mobilitati per denunciare la situazione e hanno organizzato un gesto simbolico, portando un fiore davanti al teatro più importante della città dove si trovano. A Roma, l'appuntamento cimiteriale è davanti al teatro Argentina, che rischia di essere il teatro. La politica sta invadendo il settore, con nomine e padrinati in base alle percentuali ottenute. A Prato, il sindaco Metastasio ha licenziato il direttore del teatro, Federico Tiezzi, e ha nominato Paolo Magelli come nuovo direttore.
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