Fabbri replica a Marino. Il governo: c'è ancora il commissario. L'ex direttrice della Galleria: è un pasticcio, dovevano lasciare tutto a Firenze Nuovi Uffizi, è il gioco del cerino Si dimette tutta la direzione, rimbalzo di responsabilità. Scontro ministero-soprintendenza Verrebbe da dire poveri Uffizi. E' quasi come se nessuno li volesse. O meglio, come se nessuno volesse prendersene la responsabilità con la scusa di un intreccio, di un pasticcio burocratico da cui è impossibile uscirne. E che di fatto legittima una sorta di rimpallo di competenze, in attesa che la firma del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi revochi una volta per tutte lo stato di commissariamento e riconsegni senza ombre o dubbi il cantiere alla soprintendenza. Ancora oggi per non è chiaro chi deve decidere sui Nuovi Uffizi. E' assurdo ma è così. Secondo la soprintendente Alessandra Marino lo ha scritto nella lettera inviata mercoledì al ministero il cantiere è in una situazione di grave irregolarità. La Marino ha messo in dubbio sia la legittimità dell'ultima ordinanza della Fabbri che le sue nomine in quanto sia il direttore dei lavori Antonio Godoli che il coordinatore Michele Grimaudo non avrebbero i requisiti necessari per assumere l'incarico (un problema già risolto di fatto con le loro dimissioni). La Marino per questo chiedeva indicazioni o meglio ancora decisioni urgenti da parte del Ministero altrimenti, secondo lei, il cantiere si dovrebbe fermare. Il ministero ieri, con uno stringato comunicato non ha deciso nulla, ma ha confermato lo stato di commissariamento dal momento che Berlusconi non ha ancora accettato formalmente le dimissioni della Fabbri. Serve un'altra ordinanza per renderle efficaci, da Roma dicono che il testo sia pronto, che «è questione di sette-dieci giorni» e che il ritardo è dovuto al fatto «che il premier non firma quasi mai singole ordinanze, ma decreti omnibus e dunque c'era la necessità di accumularne un po'», però nel frattempo anche la soprintendenza è competente sul cantiere. Insomma, un caos totale come si deduce dallo stesso comunicato. In puro «burocratese»: «Il ministero per i Beni Culturali intende ribadire che, in vista dell'imminente revoca dello stato di commissariamento del progetto Nuovi Uffizi, è prevista l'automatica restituzione di tutte le competenze amministrative e tecniche agli uffici periferici cui spettano ordinariamente i compiti temporaneamente assegnati alla struttura commissariale. Come sempre, le soprintendenze saranno coadiuvate da tutte le articolazioni dell'amministrazione, a livello regionale e centrale». Più chiara invece è la pepatissima risposta del commissario Fabbri alla lettera in cui la Marino criticava e riteneva illegittimi gli ultimi atti del commissario: «Poichè l'architetto Marino è stata correttamente nominata responsabile del procedimento in forza dei poteri commissariali a me spettanti vorrà essa stessa provvedere a proporre altro soggetto ritenuto più idoneo, o ad assumersi la responsabilità di un'eventuale inerzia». Il commissario dimissionario degli Uffizi afferma di ritenere giusta la nomina a direttore dei lavori dell'architetto Antonio Godoli, cosa che Marino ha criticato per la mancanza di alcuni requisiti. «Suggerirei maggiore cautela - scrive Fabbri - salvo migliore interpretazione delle norme, a definire tale nomina illegittima ». Allora rifacciamo il punto. I Nuovi Uffizi sono ancora di fatto commissariati. La soprintendente Marino ha comunque competenza in quanto nominata dal commissario assieme ad una nuova direzione lavori che ieri si è dimessa in toto. Secondo la Fabbri la soprintendente potrebbe nominarne un'altra. Secondo il Ministero bisogna aspettare la firma del premier Berlusconi, ma nessuno, da Roma, ha saputo spiegarci se le nomine fatte dalla Fabbri prima di dimettersi siano legittime o meno. Insomma il cantiere degli Uffizi, comunque sia, è un cantiere privo di alcuni soggetti importanti perché dimissionari, dalla direzione lavori al responsabile della sicurezza. Se oggi o domani arrivasse una ispezione dell'Asl che succederebbe? Intanto, per quanto possibile, i lavori procedono. Da gennaio le imprese non vedono un soldo perché non sanno con chi interfacciarsi e da chi riscuotere. Dal settembre scorso sono pronti e chiusi in un cassetto i documenti per avviare le pratiche riguardanti il secondo lotto dei lavori, ma solo il primo stralcio (la Magliabechiana e gli impianti): il secondo non è ancora stato finanziato. E sempre da settembre manca la firma di una soprintendente o di un commissario che dia il via libera. Di più c'è anche la questione Ser.com, l'impresa che doveva pagare parte dei lavori attraverso la raccolta pubblicitaria e finanziare il restauro del corridoio vasariano (ma dei 5 milioni promessi ne sono arrivati solo una piccola parte). I lavori però dovevano partire o essere già partiti. Chissà quando e se cominceranno mai, visto che dal primo aprile il percorso del Principe sarà riaperto alle visite. Una richiesta, infine, arriva dal sindacato Confsal-Unsal e del suo segretario Learco Nencetti: «Ridateci l'ex soprintendente Paola Grifoni e l'ex direttore dei lavori Giorgio Pappagallo». Quelli che c'erano prima che passasse la bufera.