DOPO la stazione e il Duomo, il terzo punto critico della giornata di protesta è il Museo nazionale: dalle 7 alle 15.30 blocco stradale all'incrocio con via Pessina organizzato dai disoccupati della sigla «Principio e dignità» (ex reddito minimo di inserimento), mentre due esponenti dello stesso gruppo si arrampicano sui cornicioni e minacciano di lanciarsi nel vuoto. «L'aspetto triste di questa vicen da - commenta il un Soprintendente Nicola Spinosa - è che i nostri siti museali conquistano spazio sui giornali più per le manifestazioni dei senza- lavoro che per il loro contenuto di tesori d'arte». Ma questa è soltanto la prima di una serie di considerazioni molto amare. «E poi, diciamo la verità - prosegue Spinosa - le manifestazioni dei disoccupati rappresentano soltanto la punta di un iceberg. Questa città sta andando allo sfascio, in tutto e per tutto, si comincia con la buca sul manto stradale e si finisce con l'emergenza lavoro. Emergenza che esiste anche altrove, ma che qui si trasforma da problema in dramma. Ci sono cortei anche a Milano e a Torino, c'è la questione della Fiat che scuote tutta l'Italia, e soltanto a Napoli riusciamo a raggiungere punte di disagio così alte. Non diamo sempre la colpa ai disoccupati. Loro sono semplicemente la goccia che fa traboccare il vasoi già pieno fino all'orlo». Chi potrebbe fare di più, o potrebbe far meglio, perché si venga fuori dalla spirale del disordine pubblico? «Da parte di tutti, ormai, c'è una totale resa di fronte alle manifestazioni di protesta - continua il soprintendente - che sta facendo il prefetto? Che decisioni prende il questore? E quale impegno mettono in campo i politici per gestire la trattativa e trovare una soluzione della vertenza? Niente di niente. Bloccata la stazione, occupato il Duomo, isenzalavoro che si arrampicano sui cornicioni del Museo. Ma nessuno ha il coraggio di intervenire».