I1 27 e 28 marzo arriva la festa di primavera del Fondo ambiente italiano, una delle più benemerite istituzioni nazionali che si occupano della tutela del patrimonio culturale. Quasi seicento, in tutta Italia, i monumenti che il Fai aprirà in via straordinaria al pubblico. È l'Italia migliore quella che si manifesta in queste occasioni: orgogliosa di svolgere un ruolo educativo nella sensibilizzazione verso la salva guardia dell'arte e dell'ambiente, e vogliosa di conoscere e crescere. Ma, a parte l'esaltazione del momento, si è mai valutato, con attendibilità scientifica, l'effetto reale di queste feste? Sia chiaro, non si vuole sminuire l'iniziativa Fai, né caricarla di responsabilità che spettano alle istituzioni pubbliche, terribilmente latitanti. Solo si vorrebbe misurare quanto queste iniziative riescano a incidere in un contesto complicato come quello italiano, dove il rapporto fra diritto pubblico e privato è inteso in maniera ambigua. L'italiano medio non ha più difficoltà a recepire il messaggio delle feste Fai sa concepire la tutela del bello come un valore di pubblica necessità. È quando questa tutela cozza con la limitazione del proprio diritto che il discorso cambia. Va bene il parco pubblico, ragiona l'italiano medio, ma se io sto nel terreno confinante e ci voglio costruire un palazzo, nessuno deve impedirmelo. Il dramma, poi, è che non avverte contraddizioni fra i due atteggiamenti. Quanti, anche fra i visitatori apparentemente civilissimi del Fai, hanno questa mentalità? Troppi, temo.