Inaugurato il XV Salone dei Restauro di Ferrara Mario Resca, super manager del nostro patrimonio, ha già stretto l'accordo. «E ora apriamo ai privati» Idee a confronto: risorse, defiscalizzazione e tutela del patrimonio. Sgarbi: «E ora restauriamo le città» A passeggio tra i capolavori dell'arte italiana in piazza Tienanmen, a Pechino. Da fine anno sarà possibile grazie all'accordo che il Ministero per i Beni e le Attività culturali ha stretto con il governo cinese e che prevede la concessione all'Italia di uno spazio di mille metri quadrati all'interno del Museo nazionale della Cina. Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio, ha scelto ieri il XVII Salone del Restauro di Ferrara per confermare il raggiungimento dell'intesa messa a punto durante il suo recente viaggio proprio a Pechino per l'inaugurazione della mostra allestita a 400 anni dalla morte di Matteo Ricci. «Gestiremo noi i nostri spazi - ha spiegato Resca - e stiamo valutando se puntare sull'arte antica o su quella moderna e contemporanea o un po' su tutti i periodi. In cambio daremo alla Cina uno spazio nel nostro Paese per esporre le proprie opere». E non è stata questa l'unica novità annunciata dal direttore generale del MiBAC nel corso della sua giornata nella città estense dove, dopo aver inaugurato al quartiere fieristico il Salone (organizzato fino a sabato 27 dalla società Acropoli presieduta da Carlo Amadori e del quale QN-il Resto del Carlino è media partner), Resca ha partecipato al convegno 'Restauro: sinergie tra pubblico e privato', tema proposto dalla stesso Ministero. Intervenendo alla prima parte del dibattito imperniata sull'interrogativo Economia e beni culturali: quali prospettive per l'Italia? moderata dal vicedirettore del Resto del Carlino Pierluigi Masini e alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il critico d'arte Vittorio Sgarbi e Francesco Micheli, presidente dell'associazione Festival internazionale della musica, il manager ha insistito sul fatto che per ovviare alle sempre più scarse risorse del pubblico è necessario stringere un'alleanza con i privati. «Da loro ha sostenuto possono arrivare quelle risorse finanziarie fondamentali anche per i restauri». In quest'ottica, ha anticipato Resca, «si sta pensando a introdurre una defiscalizzazione che possa riguardare tutta una serie di soggetti: dai proprietari di dimore storiche che ne curano il restauro ai vari sponsor che decideranno di finanziare i progetti culturali». Il tutto partendo da quella convinzione che non ha mai abbandonato il direttore generale fin dal suo insediamento al MiBAC, più di un anno fa: «L'enorme patrimonio culturale che il nostro Paese possiede, se messo a reddito, può diventare la carta vincente per il rilancio economico dell'Italia». Ma, ha avvertito, chiudendo il suo intervento al Salone del Restauro (che il Ministero ha riconosciuto come la più importante vetrina di confronto sul tema), «non può esserci valorizzazione se non c'è tutela e conservazione». Restauro, ha puntualizzato Sgarbi, che d'ora in poi deve cominciare a interessare anche l'architettura e le città».