VOLUTA da Cosimo I per seguire da vicino le cave dell'Altissimo, la Villa Medicea di Seravezza potrebbe diventare la capofila delle dimore medicee che l'Unesco si appresta a inserire tra i patrimoni dell'umanità. E non certo per gli arredi praticamente inesistenti o per il patrimonio pittorico come può vantare invece Poggio a Caiano, ma per tre semplici elementi: la villa, il pulitissimo giardino rinascimentale e le Scuderie. Dopo un lungo e spesso non continuo restauro, il grande complesso ha ripreso le sembianze che doveva avere nel 1564 anno in cui fu terminato e che viene testimoniato da una lunetta che Giusto Utens dipinse intorno al 1600. Ed è quel complesso che oggi è diventato anche la sede della Fondazione (interamente pubblica) Terre Medicee che il presidente uscente della Regione Claudio Martini ha visitato ieri mattina inaugurando sia la struttura che la Fondazione. Una sorta di cittadella della cultura che sta diventando un polo d'attrazione sia per il complesso monumentale che per gli eventi che ospita. Dalla rassegna di fotografia di fine inverno (fino al 5 aprile c'è James Nacthwey, uno dei massimi fotoreporter di guerra) e quella estiva (da giugno una grande mostra sul Risorgimento). Fino all'anno scorso c'era solo la villa che ha subito vari restauri e adeguamenti, ma al posto del campo rettangolare e a erba c'era un campetto di calcio, mentre le Scuderie negli anni erano state teatro e cinema e poi chiuse. Una scommessa per l'amministrazione comunale che ha puntato tutte le sue carte sul suo recupero e sul ruolo, baricentrico, per la proposta culturale della versilia storica. Del resto da un sindaco filosofo Ettore Neri, e da un assessore alla cultura Franco Carli, storico dell'arte non ci si poteva aspettare altro. Nuova Nota AnnullaOk