Partito con una straordinaria accelerazione, il 17 Salone dell'arte del restauro, presente in fiera fino al 27 marzo, ha offerto nella prima giornata diversi momenti di riflessione che hanno gravitato attorno al tema di quest'anno: Restauro, sinergie fra pubblico e privato. Un argomento che è stato discusso in particolare al convegno tenutosi nella sala Schifanoia, suscitando subito una vivace reazione da parte di Vittorio Sgarbi. «Abbiamo rovinato il linguaggio che si rivolge al nostro patrimonio artistico - ha sottolineato - usando impropriamente vocaboli come sinergie e scientifico, non adeguati al contesto di un pubblico che non rende visibile ciò che ha in custodia e di un privato che fa di tutto perché si possa usufruire di ci che possiede. In Italia poi mancano due tipi di restauro: quello delle architetture delle città e quello del paesaggio. Bisognerebbe intervenire in queste direzioni perché già molti scempi sono stati perpetrati». Lo Stato rappresenta la coscienza del bene e Mario Resca, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale, si è chiesto cosa in concreto si debba fare per raggiungere questo fine. «Ritengo innanzituto che debba essere condiviso con il popolo, anche se proprio noi siamo quelli che ne usufruiscono di meno. La nostra ricchezza sta nelle opere d'arte e dobbiamo perci creare l'indotto. Abbiamo 465 musei e per uscire dalla cronica scarsità di mezzi dobbiamo impegnarci di più nella cultura affiancandoci al privato al quale, quando investe, si dovrebbero riconoscere incentivi fiscali. Le idee sono tante, alcune già messe in atto ma è con piacere che annuncio la realizzazione entro l'anno di un museo della cultura e arte italiana di mille metri quadrati a Pechino, riservando in Italia la stessa possibilità alla Cina». E mentre Fabio Roversi Monaco presidente Carisbo ha augurato alla manifestazione ferrarese di rappresentare l'esclusività nel settore, il sindaco Tiziano Tagliani, al quale è stata ricordata l'eredità di promuovere Ferrara città d'arte, ha risposto che il merito non è solo dei suoi predecessori ma di uomini come Bassani, Ravenna e Farina. «Per quanto riguarda il rapporto tra pubblico e privato, se si esclude la Fondazione Carife, a Ferrara è irrisorio».