Può succedere, se il museo in questione si chiama Museum Hercolanense, il cui recupero è costato tre milioni (fondi Pon), inaugurato un anno fa e poi subito richiuso perché non c'è nessun ente che può permettersi economicamente di gestirlo. Siamo a Portici, nelle splendide stanze della Reggia, un edificio storico colpevolmente abbandonato per anni dalla Provincia e che solo da un po' di tempo è stato riportato al suo antico splendore. Tra stucchi, affreschi e saloni, che solo i Borbone potevano concepire, c'è, dunque, questo museo voluto da re Carlo III come testimonianza degli splendidi reperti provenienti da Ercolano e da Pompei. Dopo il recupero, durato tre anni, dal luglio dello scorso anno, nelle sedici stanze della Regina, sono state sistemate testimonianze autentiche del passato e altre che sono soltanto fedeli riproduzioni (gli originali sono conservati dal 1827 nel Museo archeologico di Napoli) ma che vale, comunque, la pena di visitare perché danno una serie di preziose informazioni sul rispetto dell'ambiente e sul culto per la bellezza. Qualche giorno fa il Museo Hercolanense ha potuto aprire grazie alla sfida lanciata dal gruppo Lions Club Miglio d'Oro di Portici, che vuole provare a credere nella possibilità di aprire al pubblico (in maniera permanente e non più solo occasionale) uno scrigno come questo, e alla disponibilità e professionalità dei docenti e dei tecnici della soprintendenza ai Beni artistici e architettonici. Per due giorni è sembrato tutto vero, tutto possibile: decine e decine di visitatori hanno così scoperto che a pochi passi da Napoli c'è un museo dove è possibile imbattersi in una splendida statua della dea Flora, in una mirabile riproduzione della scultura bronzea del celebre Cavallo Mazzocchi, in affascinanti dipinti e affreschi dell'epoca del Miglio d'Oro. Tutti sono rimasti a bocca aperta di fronte a quelle meraviglie e tutti hanno lasciato quelle sale con un pizzico di amarezza, perché dalle 13 di domenica scorsa questi tesori sono stati richiusi e ancora una volta incredibilmente negati. Il motivo? «Manca un piano di gestione; in soldoni mantenerlo aperto significa spendere 700mila euro l'anno. Mancano custodi che possano assicurare l'apertura e la chiusura della struttura - dice l'archeologa della sovrintendenza Laura Masturzo - Le poche volte che, dall'inaugurazione, il museo è stato aperto al pubblico è stato, infatti, chiamato un custode da Napoli. Tutto il resto lo svolgiamo grazie alla nostra azione di volontariato». Purtroppo, come spesso accade in questi casi, c'è un balletto di competenze tra la Provincia, che è proprietaria della Reggia, e la sovrintendenza che è proprietaria del museo. Benché, tutto ciò che accade e, nel corso degli anni, è accaduto alla Reggia di Portici può sembrare assurdo. Basti pensare che in queste stanze dal 1920 c'è la facoltà di Agraria (ben visibili alcuni notevoli scempi lasciati da frotte di studenti sulle antiche mura) e sempre in queste stanze alloggiano ancora famiglie di inquilini che, nonostante il recente recupero della facciata della Reggia, continuano a stendere mutande e calzini come in un normale condominio. L'iniziativa dei Lions di Portici intanto è servita anche a finanziare la presenza di due giovani restauratori (e quindi del Museum Hercolanense) al Salone del Restauro di Ferrara. Magari l'esperienza servirà a invogliare qualche ricco finanziatore del Nord a «investire» nella gestione del museo di re Carlo III.
Portici. Può un museo comparire e scomparire come una colomba nel cappello a cilindro di un prestigiatore?
Il Museo Hercolanense di Portici, inaugurato un anno fa, è stato richiuso per la seconda volta a causa della mancanza di un piano di gestione. Il museo, che ospita reperti provenienti da Ercolano e da Pompei, è stato recuperato con fondi del Pon e ha richiesto un piano di gestione per mantenere l'apertura. Il gruppo Lions Club Miglio d'Oro di Portici ha lanciato una sfida per aprire il museo al pubblico, ma la Provincia e la sovrintendenza hanno bloccato l'iniziativa. Il museo è stato chiuso per due giorni, ma i visitatori sono stati delusi e hanno lasciato le sale con amarezza.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo