Serve a poco la modifica del Codice dei beni culturali contenuta nella legge di conversione del Milleproroghe. Anzi, complica ulteriormente le cose. E questa la posizione delle associazioni di artigiani che rappresentano buona parte dei 32mila restauratori italiani. La legge ha spostato in avanti i termini perché restauratori e collaboratori possano provare di avere diritto alle rispettive qualifiche. Non dovranno più dimostrare di aver svolto un certo numero di anni di attività prima del 2001 i restauratori e del 2004 i collaboratori. Il conteggio degli anni di attività verrà portato in avanti fino al 31 luglio 2009. Questo però non risolve i molti problemi di impostazione presenti nei decreti attuativi al Codice dei beni culturali. «Anzitutto spiega Patrizia Curiale, responsabile del settore restauro per Confartigianato il Milleproroghe sposta in avanti i termini per accedere all'esame di restauratore ma non per entrare direttamente nell'elenco. Inoltre, lascia invariate tutte le questioni che abbiamo sollevato negli ultimi mesi». Come lo scarso numero di enti abilitati a fare formazione (appena tre), le modalità di esame, le difficoltà a reperire le prove che attestino i lavori realizzati per qualificarsi. La modifica, poi, crea paradossalmente un nuovo problema. «I termini per la qualificazione sono stati modificati in corsa, creando una situazione di disparità evidente spiega Ferdinando De Rose di Cna costruzioni. Come minimo serve una nuova proroga».
Ai restauratori la proroga non basta. Ma l'accesso alla professione resta difficile.
Le associazioni di artigiani sostengono che la modifica del Codice dei beni culturali contenuta nella legge di conversione del Milleproroghe complica ulteriormente le cose. La legge ha spostato in avanti i termini per la qualificazione dei restauratori e collaboratori, ma non risolve i problemi di impostazione presenti nei decreti attuativi. Le questioni sollevate includono lo scarso numero di enti abilitati a fare formazione, le modalità di esame e le difficoltà a reperire le prove che attestino i lavori realizzati. La modifica crea un nuovo problema, ovvero la disparità evidente tra i termini per la qualificazione. Le associazioni chiedono una nuova proroga.
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