Spero solo che le elezioni regionali non si trasformino in un referendum speciale. Un criptoreferendum. È già successo in Sardegna nel 2009. Referendum del 2009 in terra sarda? Votazioni regionali, direte voi. Sì, formalmente. Di fatto un voto secco su una questione quasi esclusiva: la legge del Governatore uscente Renato Soru sulla salvaguardia della costa e della fascia dell'entroterra di una delle più belle isole del mondo. E come tale riconosciuta dal turismo planetario, dai tempi della sua scoperta da parte dell'Aga Khan Karim. E si sa come è finita, 500.000 voti per la lista Cappellacci, figlio del commercialista del Grande Capo, che promise ai sardi una, cento La Maddalena, e 415.000 per la lista Soru. Con l'Udc (75.000) dalla parte di Cappellacci, già presidente della Sardinia Gold Mining. Ecco, non vorrei che tra tanti, troppi discorsi generici e slogan da megaposter (merito, lavoro, sicurezza, partecipazione), di fatto si eclissasse la questione paesaggistica e territoriale, con tutti i corollari turistici, economici, ambientali, agricoli. Troppo forti sono state le brame, la bulimia cementifera, in questi ultimi anni per non destare più che sospetti, allarmi: 1985, condono edilizio Craxi; 1994, condono edilizio Berlusconi 1; 2003-04, condono edilizio-ambientale-demaniale Berlusconi 2. E ora un disegno di legge del 17 febbraio scorso prevede l'allungamento delle scadenze del precedente condono. In pratica un altro condono edilizio. Parola che non conosce possibilità di traduzioni nelle altre lingue moderne, tanto è maledettamente nostra, tanto è provinciale. Per di più: il disegno di legge prevede la deroga anche dai vincoli ambientali e paesaggistici. L'en plein. Tanto per accontentare Ischia e le mille Ischia che costituiscono il patrimonio di più alto valore, insieme a quello monumentale, della nostra Italia sempre crocifissa. Ora, la Liguria ha appena varato un piano casa piuttosto lasco (possibilità di ampiamente di edifici 10x10x10, che fanno mille metri cubi, una palazzina), approvato con correzioni e varianti, pasticci giuridici, circolari dirigenziali che scavalcavano il potere legislativo della giunta e aprivano la possibilità di ampliamento anche a chi aveva già condonato. E questo in una terra all'avanguardia, in Italia, nella concessione di licenze per seconde case (specie nel ponente), residence, etc..., per consumo del terreno, per abusivismo tutto concentrato sulla fascia costiera, come ognuno, al di là delle statistiche, può vedere con occhi chiari e la compagnia di un amico anglosassone o scandinavo. Spero, insomma, per tutti coloro che hanno a cuore una sensata percezione del Bene Comune, che non si tratti di una riedizione del referendum secco sul cemento come derrata di consumo primaria, - tanto, maledetto e subito -. E ci sia invece una chiara analisi e sintesi politica inequivocabile sul patrimonio ambientale e paesaggistico della nostra terra. Persino il più bieco falco rapinatore degli speculatori edilizi mondiali, se fornito di un minimo di buon senso economico, direbbe che a forza di costruire seconde case, residence in ogni dove, attorno a golf inutili, porticcioli sproporzionati e brutti,in aree protette e no, prima o poi la bolla speculativa esploderà e il crollo dei prezzi delle case sarà conseguenza di un'offerta troppo abbondante e di bassa qualità, non appetibile neppure più dai teutonici che un tempo calavano in massa per i viadotti autostradali a comprare e restaurare. Che la distanza tra una destra che guarda all'ambiente come a un intralcio alle ruspe, all'immediata rotazione della betoniera, una destra la cui infinita storia di condoni rivela l'inclinazione alla rapacità dell'oggi, alla cecità del domani, e un centrosinistra, pieno di contraddizioni e difficoltà, ma più lungimirante e pietoso verso le generazioni future, sia misurabile per chi va a votare. Con una parola franca, chiara per il cittadino ancora in grado di giudicare i fatti e le responsabilità. Giorgio Bertone è ordinario di Letteratura italiana all'Università di Genova.