I criteri di localizzazione per impianti alimentati da fonti rinnovabili compresi nella bozza del regolamento urbanistico non sono né soddisfacenti, né coerenti alle specificità della Val di Cornia. Lo sostiene Legambiente, che, col suo presidente Adriano Bruschi, ribadisce la necessità dei Comuni di razionalizzare i parametri di selezione per eolico e fotovoltaico. «Per il fotovoltaico - spiega Bruschi - non si può sancire che certe aree siano escluse per sempre. Il regolamento urbanistico dovrebbe indicare zone di recupero senza darne per scontata l'impraticabilità». Caso, aggiunge, di gran parte della piana della Val di Cornia, stabilmente classificata «come sottozona agricola a ridotta capacità produttiva, caratterizzata da fenomeni di ingresso del cuneo salino», e di conseguenza incompatibile col rilancio dell'agricoltura che Legambiente giudica invece auspicabile. Quanto ai grandi impianti eolici, lo stesso regolamento esclude la loro installazione da una fascia di 4 chilometri dalla costa e dalle aree collinari, e dunque tutte le «zone ventose, fatto salvo il territorio della grande industria»: la «tutela visiva delle aree costiere», appare tra le norme che Legambiente definisce deboli e schematiche, facilmente appellabili da qualunque azienda decida di fare ricorso al Tar. L'impatto visivo è di fatto una valutazione che compete alla Regione, preposta al rilascio del nullaosta paesaggistico, e dunque non rintracciabile nell'ambito delle competenze del regolamento urbanistico. I Comuni, spiega infine Bruschi, potrebbero avere vantaggi nella stipula di accordi con privati sulle energie alternative: soluzione sperimentata con successo in altre zone d'Italia, mentre in Val di Cornia soffre lo svantaggio di un regolamento d'area «smilzo, dannoso, e in definitiva poco utile. Per questo è strategico avviare un piano energetico d'area vasta». M.M.A.