Secondo le recenti stime dell' Osservatorio sul Mercato dei Beni Artistici (OMBA) di Nomisma nel 2009 il giro d' affari dell' arte in Italia varrebbe poco più di 1 miliardo di euro, dopo avere sfiorato i 2 miliardi di euro nel 2008 al termine di un significativo ciclo di espansione. A partire dal secondo semestre 2007, i segmenti dell' arte antica e moderna hanno retto meglio il colpo della crisi rispetto ad altri investimenti alternativi (Borsa, oro, immobili, etc) riuscendo sempre a garantire protezione dall' inflazione. Nell' ultimo quindicennio, l' investimento in arte contemporanea è risultato quello più redditizio, con una tasso medio di rendimento annuale del 4,04, rispetto al 3,67 dell' oro, al 2,16 della Borsa Italiana e al 2,06 dell' immobiliare nelle principali città italiane. In altre parole, un euro investito nominalmente nel 1995 in opere d' arte dei primi trenta autori contemporanei varrebbe oggi 3,2 euro, mente lo stesso euro varrebbe 1,8 euro o 1,9 euro qualora fosse stato investito rispettivamente in immobili situati in una grande area urbana o in azioni quotate sul listino di Borsa Italiana. Tuttavia, a beneficiare del maggiore effetto rifugio (arte antica e moderna) e di una migliore performance (arte contemporanea) è stata probabilmente la fascia più ricca dei risparmiatori che ha potuto avviare nell' ultimo quindicennio degli acquisti in opere d' arte, anche se guidata soprattutto da interessi culturali e dalla passione per il collezionismo privato. Ancora oggi, infatti, da un lato il taglio medio per l' acquisto di opere d' arte di qualità risulta ancora inaccessibile ai più, dall' altro lato non sono ancora stati creati dei veicoli finanziari e istituzionali per l' ingresso dei risparmiatori nel settore dell' arte, ad esempio attraverso l' acquisto di quote di fondi artistici chiusi. Senza dubbio il comparto dell' arte ha visto crescere il numero di soggetti che hanno ritenuto l' arte come un bene rifugio in grado di mantenere il potere di acquisto dei propri risparmi, soprattutto in periodi di bassa crescita economica, o come un asset di investimento alternativo con ritorni più elevati rispetto ai tradizionali circuiti finanziari di borsa o di attività reali, ma ad oggi la maggior parte delle famiglie hanno scarse possibilità tecniche, oltre che di carattere culturale, per diversificare il loro portafoglio in investimento di beni artistici. Il driver estetico e culturale potrà continuare ad essere predominante nell' investimento in opere artistiche, ma dovrebbe essere sempre più affiancato da una dimensione finanziaria che aiuterebbe il settore a far confluire i risparmi privati di tutte le famiglie italiane e ad allargare il bacino potenziale di investitori. Marco Marcatili